Teo 3/3 – Lei

Racconto

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Stai leggendo il racconto "Teo 3/3 – Lei", capitolo 3 di 3 della serie "Teo".
Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Non passò molto dall’incontro con Lisa e Nino, che sulla cronaca cittadina lessi un articolo di gossip che mi fece sorridere non poco.
Un giudice aveva infatti sorpreso la moglie in ‘compagnia’ di due baldi uomini, al circolo del tennis e non ci volle molto per capire che la donna fosse la sorella di Lisa, la quale aveva dato luogo ed orario al cognato in modo da scoprire in flagrante il tradimento.
Mi confermò tutto un avvocato che frequentava il locale, il quale non fu certo avaro di particolari piccanti, compreso il fatto che la donna oramai scoperta provò ad incolpare il marito dicendogli che non era in grado di soddisfarla, e che lei non poteva fare la vita di una santa.
Ovviamente il giudice usò tutta la sua influenza per avere una sentenza di divorzio rapida, e solo a suo favore, tanto che si sussurrava che anche l’avvocato della donna stesse dalla parte del cornuto.
“Certo che tu di donne ne scopi poche, ma quelle sono tutte un caso clinico.” mi disse Gianni, il quale era l’unico a sapere di cosa fosse successo con Nino e Lisa “Però sia chiaro, va bene fare le puttane ma un limite te lo devi mettere, altrimenti tanto vale che la mattina non ti vesti.”
“Parli tu che passeresti la vita nel retro del locale a fare pompini e prenderlo nel culo.” gli risposi ridacchiando “Ma non è che hai tutti torti, o forse certa gente non si dovrebbe mai sposare.”

Come dice il poeta “il tempo passava con le stagioni a passo di giava” sino a un martedì pomeriggio, che era anche il giorno di chiusura del locale.
Avevo appena finito di abbottonare una camicia di lino, quando suonò il campanello interrompendo la scelta dei sandali da indossare.
“Giuro che se è Gianni che è venuto a dirmi di un nuovo casino m’incazzo sul serio.” dissi a me stesso mentre mi recavo alla porta, dove non trovai il mio barista, ma Lisa con un vestito che era oltre il provocante.
Non era solo questione di spacchi, che pure erano lunghi quasi fino alla vita, o la scollatura che lasciava ben poco spazio all’immaginazione, ma l’insieme di queste due cose e tanti altri piccoli dettagli, che la rendevano una donna incredibilmente sexy, o forse dovrei dire troppo sexy.
“Mi fai entrare oppure ti faccio troppa paura ?” mi disse con un tono che era sensualità pura.
“Prego non vorrei mai ritrovarmi un giudice incazzato dietro la porta.” risposi sorridendo.
“Sai che sono andata da quello che dovrei chiamare il mio ex cognato, per chiedergli scusa per avere una sorella così troia ? Poi volendo rendergli il favore me lo sono pure scopato, e pensa ho fatto pure finta di godere perché il cervo ha davvero il cazzo piccolo; quindi, volendo le corna se li è pure cercate.”
“Invece tuo marito ?”
“Lo stronzo non ha resistito all’esser messo da parte, così è scappato non so dove, e sia chiaro che neppure m’interessa, lasciandomi casa e tutto il resto. Ora grazie al mio nuovo amico giudice sto avendo il divorzio anche per abbandono del tetto coniugale, almeno dopo potrò dire davvero fine a quell’errore che è stato sposarlo.”
“Ho capito che sembri uscita da una telenovela di basso livello, quello che non comprendo è cosa ci fa qui.” le dissi con non poca confusione in testa.
“Semplice ho fatto qualche ‘ricerca’ su di te, quindi so benissimo chi sei, un grandissimo narcisista che usa le persone pensando solo a sé stesso, e poco importa se sono donne o uomini, tanto ti piace solo il culo; quindi, se proprio vuoi saperlo sono io che non comprendo perché quella sera con me sei stato diverso dal solito, e non mi dire che ti eri già sfogato prima con Nino.”
“Perché non te lo meritavi.” fu la mia risposta secca e decisa.
“Cioè ?”
“Quella sera ho visto una donna che odiava il mondo, e sia chiaro per me avevi perfettamente ragione nel farlo, insomma un marito che si scopa la cognata è indifendibile a prescindere. Così ho provato a darti un minimo di chiamiamolo calore umano, e poco importa se fosse con del buon sesso, anche perché non è che avessi molte alternative.”
Lei rimase per qualche secondo immobile, come se quella che le avevo appena dato, fosse stata l’ultima delle risposte che si aspettava, nonostante fosse la verità assoluta.
Io passai quel tempo a guardarla ancora meglio, e nonostante fosse passato ben poco tempo dal nostro primo incontro, quella davanti a me era una donna molto diversa, certamente con meno rabbia e più sicura di sé, ma soprattutto molto più femminile, e non era solo l’abito a renderla più sensuale.
“Mettiamo il caso voglia sentirmi un po’ troia, sei sempre disponibile a realizzare questo mio desiderio.” mi chiese provocante come non mai a meno di un palmo da me.
Le nostre bocche prima si sfiorarono per poi incollarsi una contro l’altra, mentre le mie mani correvano sui suoi fianchi sino ad arrivare a quel culo che non mi ero preso al nostro primo incontro.
La maglina del suo vestito non ci mise molto a tradire la mancanza delle mutandine, così dopo averlo un po’ alzato la parte posteriore dell’abito, m’impadronii di quelle chiappe che erano forse il suo punto forte e che non vedevo l’ora di prendermi.
“Vedo che non hai fatto in tempo a metterti le mutandine.” le dissi staccandomi per un attimo dalla sua bocca.
“Se è per quello neanche il reggiseno, e del resto a cosa servono se poi te li devi togliere.” mi rispose tirando fuori le tette.
Le scivolai dietro per toglierle del tutto quell’oramai inutile vestito, e poter quindi far scorrere le mani dal seno alla passera.
“Lo sai che quasi mi dispiace che non ci sia quello stronzo di tuo marito.” le confessai mentre le baciavo il collo.
“E perché ?”
“Perché solo un coglione va a scopare con le puttanelle quando ne ha una di prima grandezza in casa, e credimi in fatto di troie ho una notevole esperienza.”
Lei si strusciò ancor di più contro il mio pacco, per poi girarsi e dopo avermi tolto la camicia, baciarmi dalla bocca sino all’ombelico.
“Vediamo se mi ricordo bene com’è fatto il tuo cazzo.” mi disse sbottonandomi i pantaloni e quindi farli scendere insieme alle mutande.
La sua lingua s’impadronì subito della mia cappella, poi sentii le labbra scorrere lentamente su tutta l’asta che ben presto divenne turgida.
“Ti ricordi anche dov’è la mia camera ?” le chiesi non volendo perder altro tempo in preliminari.
“Dove adesso ti andrai a sdraiare ?” mi rispose alzandosi per darmi un piccolo bacio sulla guancia.
La presi per mano e la condussi nella mia camera, e una volta dentro non mi rimase che mettermi al centro del letto e vedere cos’avesse in mente di fare.
Lisa si mise subito a cavalcioni su di me, poi fece scivolare la mia mazza nella sua passera rimanendo però ben dritta, ed infine si toccò proprio all’inizio delle grandi labbra.
“Questo una delle tue troie col cazzo non lo può fare ?”
“Se è per quello non le faccio neanche stare sopra di me.” risposi divertito.
“Lasciami un minuto e dopo vedrai la differenza.”
Lei continuò a toccarsi con sempre maggior vigore, come se non avesse già la mia nerchia dentro, col risultato che me la ricoprì d’umori che quando si tirò su era fin troppo lucida. Senza dire nulla mi prese la cappella con due dita e la puntò sul suo buchetto, poi si sodomizzò da sola quasi senza provare alcun dolore tanto aveva bagnato la mia mazza.
Vedere Lisa cavalcarmi era uno vero e proprio spettacolo, con le sue tette che sembrava ballassero da sole, e lei che gemeva come impazzita dal piacere.
“Rimettiti il cazzo nella fica.” le dissi allungando le mani sul suo seno.
Lei ubbidì, ma non appena la mia nerchia sparì nella sua passera, fui io a toccargliela, col risultato che lei quasi cadde su di me.
“Sei proprio una gran troia.” le dissi mentre l’altra mano raggiungeva il suo buchetto per entrarci dentro con due dita.
“E tu un gran maiale.” mi rispose prima d’infilarmi la lingua in bocca.
Quella che seguì fu una danza perversa, dove Lisa alternava le sue porte del piacere in continuazione, facendo sì che entrambi provassimo un piacere quasi senza fine.
Ero però ben chiaro che quello che volevamo entrambi era ben altro, qualcosa di molto più forte che potevamo avere solo se io avessi preso il comando delle operazioni, cosa che accadde solo quando lei volle lasciarmelo.
“Adesso tocca te, fai quello che devi fare.” mi disse mettendosi carponi alla mia destra.
“Sì ma non sarà come credi tu, o almeno non come l’hai sognato prima di venire qui.”
Presi il tubetto del gel lubrificante che feci cadere sia sul suo buchetto, che su tutta la mia nerchia oltre che sulla cappella, poi la penetrai entrandole dentro con fin troppa facilità. Non ancora del tutto soddisfatto misi altro lubrificante, sino a quando non mi resi conto che potevo scoparla a mio piacimento senza trovare alcun attrito.
“Ora ti rompo il culo come quello stronzo del tuo ex non ha mai fatto.” le dissi dopo averle afferrato bene i fianchi “E sia chiaro che finirò quando lo avrai pieno di sborra.”
“Stai zitto e fallo !” mi rispose con tono spavaldo, ma fu l’ultima volta che lo usò con me.
Senza avere di fatto alcun ostacolo, la mia mazza era come uno stantuffo che sapeva solo scorrere nel suo sfintere, e se all’inizio per lei fu solo piacere, col tempo iniziò a provare un certo fastidio, così come io sentivo la pelle della nerchia diventare più asciutta. Per non dover rallentare aggiungevo ogni tanto altro lubrificante, che però durava sempre di meno, sino a quando non decisi di farne a meno e continuare senza usarne altro.
Mi sentivo come un canottiere che rema verso la vittoria, solo che sotto di me non c’era una barca ma una donna che non era abituata ad essere usata in quel modo. Del resto, era stata lei a venire da me mezza nuda, e chiedere d’esser trattata come una puttana; quindi, non aveva alcun motivo di lamentarsi se era proprio quello che stavo facendo, senza dimenticare che il suo culo m’era entrato nel cervello come lo avevo visto la prima volta.
Vidi che si portò una mano fra le gambe, con l’illusione che quella le potesse alleviare il dolore che stava iniziando a provare, con l’effetto del lubrificante che scemava via e la mia nerchia che entrava in lei senza darle un attimo di tregua. Nel suo sguardo non c’era più la spavalderia di poco prima, ma una smorfia di dolore che le faceva irrigidire il viso sempre di più, sino a renderlo quasi una maschera di sofferenza. Non so per quanto andai avanti, e del resto guardare l’orologio era l’ultimo dei pensieri, ma sono certo che quella fu una delle migliori scopate fatte con una donna, se non forse la numero uno in assoluto.
La sua salvezza fu il mio orgasmo, che le eruttai dentro senza alcun riguardo, per poi dare gli ultimi affondi e quindi crollare nel letto, con lei che quasi non riusciva più a muovere le gambe.
“Ti hanno mai detto che sei un gran bastardo ?” furono le sue prima parole una volta che si riprese.
“Un’infinità di volte, tanto che ho perso il conto, però se vuoi t’aggiungo alla lista.” risposi con un sorriso oltre il sarcasmo.
“Vado a lavarmi, sempre che ci riesca visto che ho il culo in fiamme.”
La vidi uscire dalla mia camera con un passo che non era certamente sciolto, per tornare dopo una decina di minuti rivestita e pronta ad andare via.
“E io che speravo in una doppietta.” le dissi ridendo.
“Se vuoi ti faccio una sega, ma prima metto il borotalco nella mano.” mi rispose ridendo forse più di me.
Quando sentii chiudersi la porta ero certo che non l’avrei più rivista, e del resto non c’era ragione per cui dovesse tornare, anche se la speranza di averla di nuovo non sparì che col tempo.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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📚 Dettagli Serie

Teo
Capitoli: 3
Lettura Totale: 35 min
Viste Totali: 👁️ 60
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Iniziata il: 3 Agosto 2026

Dettagli Racconto

Pubblicato: 3 Agosto 2026
Modificato: 3 Agosto 2026
Lettura: 11 min
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Generi:
Esibizionismo & Voyeur
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