Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Di me dicono che scommetto solo quando sono sicuro di vincere, ma del resto con certe persone è impossibile sbagliare, e Don Gianni è una di quelle.
Lui è infatti il classico prete di una periferia troppo vicino alla tentazione, dove questa è rappresentata al meglio dal mio locale per gay dichiarati e no, bollato dai perbenisti come la casa del demonio.
Per mia fortuna i clienti sono per la maggior parte di Milano, persone che accettano di fare qualche chilometro per bere un buon cocktail, e poter chiacchierare in pace, con una musica di sottofondo che non è mai invadente.
Se c’è qualcosa che ho imparato in quasi vent’anni d’attività, è a riconoscere chi entra al primo sguardo, capendo subito se è un vero gay o solo un curioso. La prima categoria va poi divisa in quelli che non si nascondono, e che secondo me sono quelli che vivono meglio, poi ci sono gli ipocriti, che magari hanno anche una famiglia, ma ogni tanto vogliono il ‘fascino del proibito, ed infine quelli che sanno chi sono ma non lo vogliono ammettere, come se l’omosessualità fosse una malattia.
In realtà c’è un’ultima categoria, ed è quella a cui faccio parte, i maschi alfa gay, ovviamente più che ben dotati per soddisfare il culo di turno, che preferiscono scoparsi un uomo piuttosto che una donna.
La prima volta che quel prete entrò nel mio bar era chiaro che non sapesse cos’era una locale gay, o forse s’aspettava foto di uomini nudi alle pareti o qualcosa del genere. Dopo essersi presentato iniziò un discorso senza senso sul peccato, che interruppi ben presto in modo che lui non potesse equivocare il messaggio.
“Se vuoi puoi inginocchiarti e farmi un pompino.” gli dissi tirando fuori il cazzo dai pantaloni “Dopo puoi anche andarti a confessare, l’importante è che mi svuoti i coglioni.”
Lui all’inizio rimase immobile come una statua di marmo, poi scappò via neanche avesse visto il demonio, dicendo frasi senza senso mentre io ridevo per poi rimettermi a posto i pantaloni.
Dopo due settimane, tornò e questa volta ci fu ben poco da dire.
Come entrò chiusi il locale a chiave in modo che nessuno potesse disturbarci, poi gli indicai una sedia dove lui si sistemò con l’aria di chi non sa bene cosa sta facendo. Gli bastò ritrovarsi la mia mazza davanti alla faccia per prenderne la base con una mano mentre la bocca s’impadroniva della cappella.
“Brava la mia troia vestita di nero.” gli dissi facendo scendere ancor di più pantaloni e mutande “Ora togli quella mano di merda e succhiami il cazzo, e mi raccomando dopo manda giù tutta la mia sborra o la vado a dire al vescovo.”
Don Gianni tolse la mano ed iniziò a farmi un pompino, ma era fin troppo impacciato, e quindi incapace di farmi godere, così decisi di usare le maniere forti, che poi erano quelle che preferivo coi novellini come lui.
“Vedo che non ci siamo capiti.” dissi bloccandogli la testa con le mani in modo da potergli spingere tutta la mazza in bocca “Non ti ho chiesto un pompino da ragazzina alle prime armi, ma di succhiarmi per bene il cazzo; quindi, fallo come si deve e non rompere i coglioni.”
Lui all’inizio provò a resistere, ma ben presto si lasciò andare dimostrandomi che con le labbra ci sapeva fare, ed anche molto bene tanto che quasi mi dispiacque arrivare all’orgasmo e riempirgli la bocca col mio sperma, che lui inghiottì come gli avevo ordinato.
“Come svuotacoglioni non sei male.” gli dissi mentre mi risistemavo “La prossima volta se fai il bravo te lo metto nel culo, e non mi dire che sarò il primo a farlo tanto non ci crede nessuno.”
Lo vidi andare via senza avere il coraggio di guardarmi in faccia, sapendo già che prima o poi sarebbe rientrato nel mio locale.
Lo rividi dopo poco meno d’un mese, e quella volta lasciai fare tutto a lui, che dopo essere entrato chiuse la porta a chiave per poi venire da me e darmi un lungo bacio in bocca. Senza che ci fosse bisogno di dire qualcosa lo vidi abbassarsi per tirarmi fuori la mazza e ricoprirla di saliva; quindi, s’abbassò pantaloni e mutande per offrirsi piegato su un tavolino come la più squallida delle puttane.
Di solito quando uno fa qualcosa del genere lo scopo come merita, cioè a tutta forza fregandomene del suo piacere, ma con lui volli esser diverso, e lo sodomizzai con calma, facendogli assaporare la mia mazza centimetro dopo centimetro, sino a quando non fu tutta dentro. Anche dopo fui insolitamente calmo, facendo sì la parte del maschio, ma non quella dell’uomo brutale, se non poco prima d’arrivare all’orgasmo, quando spinsi con più forza per poi venirgli dentro.
Da quel giorno Don Gianni divenne una delle mie puttane da culo, non che si facesse vedere spesso, ma quando lo faceva lo trattavo come una cagna in calore, anche se forse lui non voleva altro.
A volte mi negavo per far sì che mi desiderasse di più, ma non nel locale ma in casa mia, dove non solo c’era più spazio, ma soprattutto più tranquillità.
Poi per due mesi non si fece vedere.
Sapevo che non era andato via, ma che semplicemente non veniva da me, e all’inizio pensai che si fosse trovato qualcun altro che soddisfacesse le sue voglie, ma non era così.
Una mattina entrò nel locale con la faccia di chi ha sbagliato e non sa come giustificarsi, e mi venne vicino tenendo sempre la testa bassa.
“Scusami ho provato a resistere ma non ci riesco.” mi disse quasi si dovesse confessare.
“Senti adesso non ho tempo.” gli risposi fingendomi scocciato della sua presenza “Se vuoi vieni alle tre a casa mia che ne parliamo, anzi pensandoci non c’è nulla da dire; quindi, se vieni ti punisco punto e basta.”
“Va bene alle tre.”
Ora avevo quasi cinque ore per pensare come castigare il suo tentativo di resistere alla sua stessa natura, anche se questa andava contro ciò che predicava tutti i giorni.
Quando puntuale come un orologio svizzero, Don Gianni suonò al campanello di casa mia, avevo già tutto in mente, come se dovessi mettere in atto la scenografia di un video porno per gay con tendenze sadomaso, anche se assolutamente non estreme.
Lo feci entrare per poi bloccarlo contro il muro non appena chiusi la porta, e da quel momento in poi fu fin troppo chiaro che non avrei avuto alcuna pietà di lui.
“Com’è questa barzelletta che vuoi resistere a te stesso ? Perché sai benissimo che io sono solo il mezzo perché tu capisca che sei solo un frocio, uno a cui piace prendere del cazzo nel culo, e tanto più grosso è il cazzo meglio è.” gli domandai con un tono a dir poco ilare.
“Tu sei la tentazione a cui dovrei resistere, ma il desiderio è più forte della mia fede, e la preghiera non m’aiuta, ecco perché sono qui.” mi rispose senza avere il coraggio di guardarmi in faccia.
“Stammi bene a sentire, io me ne sbatto il cazzo di tutte le palle che ti racconti da solo, solo per cercare una giustificazione al fatto che ti piace prenderlo nel culo. Pensa che all’inizio avevo avuto l’idea di chiamare qualche amico e magari di farci un video, pensa che bello sarebbe stato ‘prete prende cazzi a metro’, ma poi ho pensato che ti sarebbe piaciuto, e che dopo avresti chiesto sempre più uomini pronti a farti il culo. Così ho deciso di punirti, sia chiaro niente violenza e del resto sai che non mi piace, ma romperò per sempre quel voler resistere a te stesso anche se il muro è sempre più sottile, quindi o te ne vai, o ti spogli sapendo che poi dovrai solo ubbidirmi.”
Com’era oramai sua consolidata abitudine non mi rispose a parole, ma lo fece coi fatti spogliandosi sino a rimanere completamente nudo come gli avevo chiesto.
“Bene adesso ti metto qualcosa che t’impedisca l’erezione, almeno non godrai come fai di solito.” gli dissi prima di sistemargli una cintura di castità in plastica sui genitali.
“Perché lo fai ?” mi chiese con ben poca convinzione.
“Perché così non potrai avere alcuna erezione, e potrai godere solo col culo come fa un vero frocio, adesso gambe aperte e mani sulle caviglie che finisco l’opera.”
Lui ubbidì e non appena fu in posizione gli misi nell’ano un piccolo plug di plastica, che entrò senza che dalla sua bocca uscisse anche un flebile gemito di dolore.
“Ora che sei a posto vienimi dietro, ma a quattro zampe, come un cane che segue il suo padrone al parco.”
Come provò a muoversi a gattoni, presi il telecomando del plug, e feci partire la vibrazione a metà della sua intensità massima, bloccando istantaneamente ogni suo muscolo.
“Ma cos’è, insomma perché ?” biascicò mentre giocavo col telecomando.
“Un simpatico giochino che ha due effetti, primo aprirti bene il culo perché quando non ne potrai più e mi supplicherai d’incularti te lo voglio sfondare, e secondo farti esplodere il cazzo dentro quella gabbietta, in modo che tu soffra per aver provato a fare a meno del mio cazzo.”
Non volli andare dritto in camera, ma gli feci fare un paio di giri per la casa, senza mai smettere di far vibrare quel plug a mio piacimento, sino a quando non arrivammo a destinazione e m’andai a sedere in poltrona.
“Toglimi scarpe e calze e poi baciami i piedi.” gli ordinai ridacchiando.
Lo vidi eseguire il mio ordine con fastidio, ma del resto volevo umiliarlo per bene prima di scoparlo, e allo stesso tempo farlo eccitare il più possibile per renderlo ancora più voglioso della mia mazza.
“Bene adesso leccami le palle.” gli dissi dopo essermi tolto i pantaloni sotto i quali non indossavo nulla.
Sentii chiaramente la sua lingua partire da poco sopra l’ano per risalire sino alla base del pene, poi iniziò a girare intorno ad entrambi i testicoli facendo giri sempre più stretti. Io lo lasciai fare gustandomi lo spettacolo di quell’uomo che bramava il mio membro, ma che l’avrebbe avuto solo quando avrebbe perso tutta la sua mascolinità.
“E brava la mia puttana, si vede che hai proprio voglia di cazzo.” gli dissi portando al massimo la vibrazione del plug “Del resto sono due mesi che non lo prendi nel culo, solo prima devi implorarmi di scoparti.”
“Ti prego scopami.” chiese oramai senza più alcuna dignità.
“No così non mi piace.” risposi alzandomi in piedi per sbattergli la nerchia in faccia “Devi dire il tuo cazzo è il mio Dio e io sono la tua puttana.”
“No, ti prego questo no “
“Allora niente cazzo, al limite mi puoi fare un pompino, poi te ne torni in chiesa e te ne infili uno finto nel culo.”
“Il tuo cazzo è il mio Dio e io sono la tua puttana.” disse a voce molto bassa.
“Non ho sentito alza il volume.” risposi per umiliarlo ancora di più.
“Il tuo cazzo è il mio Dio e io sono la tua puttana ! Va bene così !” quasi urlò ridotto ad essere un pupazzo dal suo stesso desiderio.
“Sì ora vai sul letto e da brava puttana mettiti a pecora.”
Lui fu a dir poco un fulmine che passò dallo stare ai miei piedi, all’essere carponi al centro del letto. A quel punto non mi rimase che mettermi dietro di lui e togliergli il plug, poi feci entrare nel suo ano solo la punta della mia mazza che poi spinsi dentro con tutta la mia forza.
Il suo sfintere per quanto dilatato dal plug, riuscì a far entrare senza alcun problema quasi metà del mio membro, ma poi cominciò a sentire un forte dolore, e di conseguenza a chiedere pietà.
“Taci troia ipocrita che non sei altro.” gli dissi cercando d’arrivare il più in fretta possibile alla fine della penetrazione “Prima rinneghi il tuo Dio e poi fai la verginella, quando non aspettavi altro che t’inculassi.”
“Ti prego mi stai facendo male….”
“Così impari a fare il prezioso, o dovrei dire quello che vuol essere uomo quando non lo è.”
“Giuro che non lo farò più, anzi verrò da te ogni volta che lo vorrai, ma ti prego fai piano.”
Le sue parole non m’impietosirono in alcun modo, ma mi resi conto che non potevo sfondarlo in quel modo, così andai a prendere del gel che misi sia sulla mia cappella che sul suo orifizio, per poi riprendere a scoparlo, questa volta senza più alcun problema. Il prete anche se doveva soffrire per avere il pene ingabbiato, iniziò a gemere, e non certo per il dolore e del resto anch’io stavo godendo tantissimo.
“Adesso ripeti la frase di prima.” gli dissi mentre lo sbattevo a ritmo sostenuto.
“Il tuo cazzo è il mio Dio e io sono la tua puttana.”
“Dillo ancora.” chiesi nuovamente con tutta la mazza che scorreva nel suo sfintere come un pistone nel cilindro
“Il tuo cazzo è il mio Dio e io sono la tua puttana.”
“E lo diventerai la mia puttana, anzi sarai la più troia di tutte le altre.”
Continuai a scoparlo sino a quando non gli venni dentro, riempendolo di sperma, ma non volendo sporcare le lenzuola come tirai fuori la mazza gli rimisi il plug.
“Puliscimi il cazzo.” gli dissi mettendoglielo davanti alla faccia.
“Sì però dopo liberi il mio vero ?”
“Tu intanto fai quello che ho detto, che dopo ti do un premio.”
Don Gianni non solo mi leccò la mazza sino a renderla lucida, ma continuò facendola tornare dura, ed a quel punto mi rimase solo una cosa da fare. Così gli tolsi la gabbietta liberandogli il pene che non aspettava altro per riprendere vigore, poi lo sdraiai sul letto e ripresi a fotterlo dopo avergli tolto nuovamente il plug. Pieno com’era del mio sperma non ci fu alcun ostacolo a sodomizzarlo forse peggio di prima, con lui che si teneva le gambe per poter avere il culo ancora più aperto, ed io che pensavo solo a spingergli dentro la nerchia.
“Sì scopami, voglio sentire tutto il tuo cazzo dentro di me.” urlò come se dovessi liberarsi di un peso portato per decenni “Voglio prenderlo nel culo quando ne ho voglia, e godere come l’ultima delle puttane !”
Lo lasciai parlare ben sapendo che era del tutto inutile rispondergli, e del resto perché non lasciarlo libero di gridare ciò che in fondo aveva sempre sognato di dire.
“Vengo e ti riempio il culo di sborra !” dissi poco prima di venire, questa volta insieme a lui che si prese il pene in mano per segarsi, schizzandosi l’orgasmo sulla pancia.
Non so per quanto rimanemmo in silenzio, sdraiati uno vicino all’altro, e del resto credo ci fosse ben poco da dire.
“Se mi dimetto da prete me lo trovi un lavoro ?” mi chiese cogliendomi di sorpresa.
“Posso assumerti al locale, la paga non sarà buona, ma puoi stare tranquillo che i cazzi non ti mancheranno mai.” risposi mettendomi poi a ridere.
“Allora domani vado dal vescovo.”
Non so perché ma credevo che scherzasse, invece il giorno seguente entrò nel mio locale in ‘borghese’ e all’ora di punta.
“M’insegni a fare qualche cocktail ?”
“Certo per il contratto passiamo domani dal commercialista, intanto stanotte dormi da me.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
Se questo racconto ha acceso i tuoi desideri, non fermarti alla semplice lettura. Fai il primo passo nel mondo reale: trova partner affini ed esplora le tue dinamiche su NodoNero.
🔥 Inserisci il tuo Annuncio, è gratis!Hai riconosciuto questo racconto come tuo e non hai autorizzato la pubblicazione?
Segnalacelo subito qui