Finalmente dominato

Racconto

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Stai leggendo il racconto "Finalmente dominato", capitolo 1 di 3 della serie "Erica".
Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

La nebbia di Porto Marghera entrava dagli infissi di ferro del vecchio magazzino adibito a officina, portando con sé l’odore aspro di idrocarburi, sale e vernice industriale. Era una domenica di novembre, fredda e umida. Al mattino avevo lavorato sui motori delle tre moto da cross, l’unico spazio di libertà che mi concedevo lontano dai turni in fabbrica. Nel pomeriggio avrei dovuto incontrare la squadra per un giro sulle colline di fango dietro la zona industriale, ma un messaggio di Erika sul cellulare aveva cambiato la traiettoria della giornata.

Erika era una presenza che davo per scontata, un’abitudine erotica a cui non dedicavo troppi pensieri, eppure il solo pensiero della sua carne mi provocava una tensione costante. Mi aveva scritto di andare da lei: i suoi soci erano a un congresso a Milano e l’appartamento sopra la torrefazione sarebbe rimasto vuoto fino a notte fonda. Gli ormoni e la prospettiva di un pomeriggio di sesso facile avevano vinto sulla benzina e sul fango.

Quando aprì la porta, capii che la messinscena era già iniziata. Indossava un abito di maglia nera, pesantemente scollato sul davanti, che stringeva una terza misura di seno solida e alta, per poi scendere corto, fermandosi ben sopra le ginocchia. Ai piedi portava un paio di zoccoli di legno con borchie d’acciaio che facevano un rumore secco sul pavimento di cemento elicotterato. Era uno schianto, una trappola visiva.

Entrammo in camera, mi sdraiai sul letto matrimoniale basso e lei mi scivolò accanto. Mentre la televisione rimandava immagini mute di un vecchio film, iniziai a far scorrere il palmo della mano lungo le sue gambe nude, risalendo fino all’orlo dell’abito. La pelle era fredda, liscia. Le mie dita cercarono il ventre, accarezzandolo con insistenza, mentre lei ricambiava il gesto infilando le mani sotto la mia felpa, baciandomi con una lentezza calcolata, quasi distratta.

La fatica del mattino e il calore della stanza mi fregarono. Erika disse che andava in cucina a preparare qualcosa da bere; io chiusi gli occhi per un istante e sprofondai in un sonno pesante, indotto dal sapore del vino d’officina. Non sentii la porta d’ingresso aprirsi, né il calpestio di altri passi sul pavimento. Erika aveva orchestrato tutto: una telefonata per convocare le sue tre complici, donne formose della facoltà di chimica, scaltre e abituate a usare il corpo e gli strumenti come armi di precisione. Erano in quattro. Tre brune e una bionda, tutte alte, fasciate in abiti scuri che profumavano di cuoio e profumo economico. Ognuna aveva portato con sé il proprio set di transizione: manette d’acciaio, cinghie di nylon, vibratori e una pesante ball-gag di gomma dura. Sfruttando la mia incoscienza, mi immobilizzarono, fissando i miei polsi e le mie caviglie ai quattro montanti di ferro del letto. Poi, aspettarono il mio risveglio.

Quando riaprii gli occhi, la sensazione di blocco fu immediata. Provai a sollevare le braccia, ma il metallo delle manette mi segnò la pelle.

«Erika!» gridai, colto da un sussulto di panico.

La porta si aprì e lei entrò, seguita dalle altre tre. Sorrideva, un’espressione di pura crudeltà erotica che non le avevo mai visto sul viso. Mi saltò sul ventre di peso, stringendomi le cosce ai fianchi e iniziando a baciarmi con ferocia, mentre le sue amiche si disponevano in cerchio attorno al letto, come spettatori a un’esecuzione. L’eccitazione si mescolò alla rabbia. Decisi di stare al gioco, fingendo una resistenza accanita per aumentare la loro foga. Cominciai a dimenarmi, a strattonare le catene e a urlare insulti.

«Stai calmo, cagnolino,» disse Erika, premendomi un ginocchio sul petto per bloccarmi il respiro. «Adesso noi ci divertiamo con te. Ma se continui a fare rumore, mi toccherà chiuderti quella bocca da stronzo.»

«No! Levati di dosso, puttana! Aiuto!» urlai, recitando la mia parte nel dramma.

La ragazza più grande del gruppo, una bruna imponente di nome Rosaria, si chinò su di me, mi tappò il naso e la bocca con la mano guantata di lattice, mentre Erika mi forzò le mascelle per infilare la ball-gag. La cinghia di cuoio venne stretta dietro la mia nuca, la sfera di gomma mi riempì la bocca, riducendo ogni mio grido a un rantolo sommesso. Ero la loro cavia, un corpo nudo e inerte su cui sperimentare.

Iniziarono a spogliarmi metodicamente. Erika mi tagliò la maglietta con un colpo di forbici, lasciandomi il petto scoperto. Una delle ragazze si chinò subito sui miei capezzoli, stuzzicandoli con le unghie e leccandoli con una voracità che mi fece inarcare la schiena. Le altre mi sfilarono gli stivali e i pantaloni, lasciandomi solo con i boxer neri. La dominazione visiva di quelle quattro donne in piedi sopra di me fece affluire il sangue al mio membro, che si tese prepotentemente sotto il tessuto elasticizzato delle mutande. Se ne accorsero subito. Erika mi diede un piccolo schiaffo secco sul cazzo prigioniero, facendolo sussultare, mentre la bionda tornava dalla cucina con un barattolo di miele di castagno e della senape forte.

Mi tolsero momentaneamente il bavaglio per permettere a Erika di ficcarmi la lingua in gola, un bacio viscido, carico di bava, mentre le altre iniziavano a spalmarmi il petto e il collo con quella miscela dolce e piccante. Cominciarono a leccarmi con ferocia animale, mordendomi la pelle del petto e dei fianchi. Rosaria, presa dall’eccitazione, si strofinò contro la mia gamba, lasciando una scia umida sul mio polpaccio.

Il mio cazzo pulsava, una scossa continua che Erika percepì sotto il suo bacino. Con lentezza, mi afferrò l’elastico dei boxer per tirarli giù ed esporre la mia erezione. Per pudore e per rinfocolare il gioco, ricominciai a dimenarmi e a imprecare, agitando il bacino. Ma la tolleranza era finita. Rosaria mi rificcò la ball-gag in bocca, mentre la bionda afferrava un frustino corto in cuoio rigido. I primi colpi mi arrivarono sulle cosce, frustate secche che lasciarono solchi rossi e brucianti sulla pelle. Continuai a scuotere le catene, finché la bionda, infastidita dalla mia resistenza, non caricò un colpo violentissimo direttamente sul glande scoperto. Il dolore fu un’esplosione accecante, una scossa che mi azzerò il sistema nervoso. Davanti agli occhi mi si fece tutto nero e svenni sul materasso.

Quando ripresi conoscenza, la stanza era più buia. Ero completamente nudo, senza bavaglio, con la bocca secca e il sapore del miele sul collo. Le quattro ragazze si erano spogliate, rimanendo solo in reggiseno e mutandine di pizzo nero: uno spettacolo di carne turgida e curve esposte. Erano chine su di me, affascinate dal mio cazzo che, nonostante lo svenimento, era tornato in piena erezione, teso verso il soffitto.

Erika iniziò a giocarci. Lo muoveva da una parte all’altra con le dita, per poi iniziare una masturbazione lenta, stringendo la presa con le mani morbide e bagnate di lubrificante. Sentivo le scosse pre-eiaculatorie partirmi dalle palle, ero a un millimetro dal venire quando Rosaria le afferrò il polso, costringendola a fermarsi. Lasciarmi con il colpo in canna fu una tortura fisica intollerabile, un dolore sordo che mi fece contrarre l’addome.

Mi lasciarono lì a soffrire l’attesa, mentre si allontanavano di pochi passi per confabulare. Dal mio angolo potevo vedere la scena: le tre amiche stavano preparando una trappola per Erika, all’insaputa di quest’ultima, per raddoppiare il divertimento e legare anche la padrona di casa.

Rosaria si avvicinò a Erika da dietro, bloccandole improvvisamente le braccia con una presa da lotta. Erika provò a gridare, sorpresa, ma la bionda le coprì subito la bocca con un foulard, mentre la terza ragazza le afferrava le caviglie per trascinarla di peso sul letto, sopra di me. Nel giro di pochi minuti, Erika fu ammanettata di fianco a me, con i polsi vincolati agli stessi montanti di ferro. I nostri corpi nudi si toccavano, la sua pelle sudata contro la mia, i nostri piedi intrecciati nelle stesse catene. Le tre amiche rimasero in piedi ai piedi del letto, pronte a dare inizio alla seconda parte del massacro.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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📚 Dettagli Serie

Erica
Capitoli: 3
Lettura Totale: 22 min
Viste Totali: 👁️ 43
Piace a: ❤️ 0
Iniziata il: 18 Maggio 2026

Dettagli Racconto

Pubblicato: 18 Maggio 2026
Modificato: 18 Maggio 2026
Lettura: 7 min
Viste: 👁️ 14
Piace a: ❤️ 0
Commenti: 💬 0
Generi:
Dominazione & BDSM
Tag:
Bondage, Dark Erotica, Degradazione, Maledom, Umiliazione

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