Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Il Trattato di Vapore
Il ronzio di una domenica mattina di luglio si srotolava pigro sotto le ruote della mia bicicletta. Dopo la solita pedalata di un’ora e mezza tra i sentieri della collina, sentivo il corpo tonico e la mente finalmente libera dalle scadenze dell’ufficio. Mia moglie era partita il venerdì precedente per un ritiro benessere in Toscana con le sorelle; i ragazzi erano fuori per un weekend di campeggio e non sarebbero rientrati prima di lunedì sera. La casa era un regno di silenzio che, se da un lato prometteva riposo, dall’altro accentuava una sottile, inquieta solitudine.
Dopo una doccia rinfrescante, decisi di scendere in centro per il giornale e un caffè degno di questo nome. Mi fermai al solito bar sotto i portici, un alveare di voci e tintinnio di tazzine. Mentre aspettavo il mio turno, sentii una voce familiare chiamarmi. Mi voltai e vidi, sedute a un tavolino d’angolo, Beatrice e Sofia. Le conoscevo da anni: avevamo condiviso fatiche e sudore nella stessa palestra, frequentando corsi che spesso ci portavano a lavorare a stretto contatto, in quella promiscuità ginnica che crea un’intimità fatta di respiri pesanti e contatti casuali. Poi, come accade, ci eravamo persi di vista, limitandoci a saluti fugaci per strada.
Mi invitarono a sedermi con loro. Beatrice, bionda, statuaria, con una fisicità prorompente che il tempo sembrava aver solo reso più scultorea; Sofia, più minuta e vivace, con uno sguardo che sprizzava intelligenza e malizia. Quando scoprirono che ero “single” per il weekend, Beatrice non esitò. «Abbiamo tre ingressi per la Spa “Sogno di Pietra” poco fuori città. Una nostra amica ha dato buca all’ultimo momento. Sarebbe un peccato sprecare il biglietto, e onestamente… la tua compagnia ci farebbe molto piacere.» Accettai senza pensarci due volte. Sofia scherzò sul fatto che non potevano baciarmi lì davanti a tutti per ringraziarmi, ma io replicai, con un sorriso audace, che avrei preteso gli interessi non appena fossimo stati al riparo da sguardi indiscreti.
L’appuntamento era per le due del pomeriggio. Puntuale, parcheggiai sotto casa di Beatrice. Le due scesero insieme, radiose. Decidemmo di usare l’auto di Beatrice per comodità. Non appena chiudemmo le portiere, riscossi il mio credito. Sofia mi baciò con una foga inaspettata, usando la lingua in un modo che fece subito alzare la temperatura nell’abitacolo. Beatrice, osservandoci dallo specchietto, commentò con finta gelosia che qualcuno stava giocando d’anticipo. Mi fermai allora su di lei, assaporando un bacio lungo e profondo che sapeva di promessa.
Arrivati al centro benessere, il rituale degli spogliatoi ci separò solo per pochi minuti. Quando ci ritrovammo nell’area umida, rimasi colpito dalla loro scelta dei costumi. Beatrice indossava un bikini bianco che faticava a contenere la sua quarta misura, mentre Sofia sfoggiava un trikini nero che esaltava la curva dei suoi fianchi. Iniziammo dal percorso idroterapico. Sotto i getti d’acqua nebulizzata, i loro corpi iniziarono a brillare di goccioline, e l’atmosfera si fece subito rarefatta. Nella vasca idromassaggio all’aperto, un getto particolarmente potente colpì il reggiseno di Beatrice, facendolo scivolare e liberando per un istante il suo seno destro. Sofia l’aiutò a ricomporsi ridendo, ma lo sguardo che mi lanciò Beatrice mi fece capire che quell’incidente era stato tutt’altro che sgradito.
Il vero punto di svolta fu la sauna. All’ingresso, un cartello indicava chiaramente che, per ragioni igieniche, era obbligatorio entrare senza costume, coperti solo dal telo di spugna. Entrai per primo, sfilando il costume nell’anticamera. Sentivo già il sangue affluire, un’erezione che non accennava a nascondersi. Poco dopo entrarono loro. Sofia, vedendomi nuda, lasciò cadere il telo con una mossa teatrale. «Se l’uomo è nudo, non vedo perché noi dovremmo nasconderci,» dichiarò. Beatrice seguì l’esempio, rivelando seni magnifici dai capezzoli turgidi per il calore e il vapore.
Mi sedetti sulla panca più alta. Sofia mi passò davanti per posizionarsi al mio fianco, ma nel farlo “scivolò” sedendosi proprio sopra la mia verga tesa. «Oh, scusa… non volevo,» mormorò con una voce che diceva l’esatto opposto. Poi si spostò di lato, mentre Beatrice si sdraiava sulla panca inferiore, usando il telo come cuscino e aprendo le gambe in modo da offrirmi la visuale del suo pube biondo, curatissimo. Sofia mi chiese se quel contatto accidentale mi avesse fatto male. Risposi che il mio corpo aveva bisogno di essere “risarcito”. Senza esitare, si chinò e iniziò a leccare la cappella, un assaggio rapido ma devastante che mi fece quasi mancare il respiro.
L’ambiente era saturo di calore e umori. Con il piede destro iniziai a solleticare Beatrice lì dove la pelle era più sensibile, e lei rispose inarcando il bacino. Contemporaneamente, la mia mano si posò sul bosco scuro di Sofia. Era già bagnata, intrisa di succhi naturali che profumavano di desiderio. Mi portai le dita alla bocca, assaporandole, prima di scendere con il viso tra le sue cosce per darle un benvenuto degno di nota.
La tensione erotica fu interrotta dall’ingresso di due donne sulla cinquantina. Ci ricomponemmo parzialmente, ma le nuove arrivate non sembravano affatto scandalizzate. Una di loro, prosperosa e disinibita, ci invitò a continuare. «Siamo qui per rilassarci, e non c’è nulla di più rilassante della bellezza in movimento. Noi ci limiteremo a guardare e a toccarci tra noi.» Iniziò un bacio saffico tra le due, mentre noi riprendemmo i nostri giochi, seppur con la consapevolezza eccitante di avere un pubblico. All’uscita dalla sauna, una delle due donne mi afferrò il cazzo con un gesto rapido, dandogli una leccata veloce prima di lasciarmi andare con un occhiolino.
Dopo una doccia gelata e un momento di relax, ci avviammo verso casa di Beatrice. In macchina, Sofia prese la mia mano e la guidò sotto il suo vestitino estivo. Era senza biancheria. «L’idea di essere nuda sotto i tuoi occhi mi ha ridotta così,» sussurrò, mostrandomi quanto fosse bagnata. Anche Beatrice mi confessò di aver abbandonato gli slip nello spogliatoio. Quell’auto era diventata un nido di lussuria in movimento.
Una volta nell’appartamento di Beatrice, ordinammo delle pizze per non interrompere il flusso della serata. Sofia mi chiese se potevo aiutarla con una depilazione completa; non l’aveva mai fatta e voleva che fossi io a inaugurare la sua nuova pelle. In bagno, con schiuma al mentolo e un rasoio delicato, iniziai l’opera. Il contrasto tra il fresco della schiuma e il calore del mio tocco la portò vicino all’orgasmo. Quando suonarono alla porta per la consegna, dovetti lasciarla sola per un istante, permettendole di finire da sola con un ditalino frenetico.
Consumammo la cena sul tappeto del salotto, tra sorsi di vino bianco ghiacciato. Non appena i cartoni delle pizze furono chiusi, Beatrice si tolse il vestito per ammirare il lavoro che avevo fatto su Sofia. Iniziò a leccarla con una passione quasi devota, mentre io mi univo a loro in un bacio collettivo che sapeva di sale e zucchero. Mi spogliarono con urgenza. Sofia mi montò sopra, guidando la mia asta dentro di sé con un sospiro di sollievo. «Erano anni che sognavo questo momento,» ansimò, raggiungendo il culmine tra grida soffocate.
Non ebbi il tempo di riprendermi che Beatrice prese il suo posto. Si muoveva con una forza atletica, martellando il mio bacino finché non sentii l’orgasmo montare. Le chiesi di aspettare, volevo che venissimo insieme. Quando accadde, fu un’esplosione coordinata. Mi sfilai, inondando i loro seni con tre fiotti di seme bollente. Le due donne iniziarono a leccarsi a vicenda, pulendo la mia traccia dai loro corpi, mentre io mi dedicavo ai loro clitoridi, portandole a un secondo, definitivo orgasmo liquido.
Ci addormentammo sul divano, un groviglio di membra stanche e cuori appagati. Il lunedì mattina, quando riportai Beatrice a casa e Sofia alla sua auto, sapevamo tutti che quella domenica non sarebbe stata l’ultima. Il centro benessere era stato solo il portale per una nuova dimensione della nostra amicizia, una dimensione dove il vapore non si dirada mai del tutto.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
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