Trentuno

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

La tenuta dei Von Kleist non è un’abitazione; è un monumento alla supremazia. Sorge nel cuore ferale della Foresta Nera, un dedalo di granito e vetro che sfida le leggi del buon gusto per abbracciare quelle della pura opulenza. Ho incontrato Julian al seminario di filologia greca. Dopo appena ventiquattr’ore, mi ha trascinato nella sua orbita, invitandomi a una colazione privata nel santuario di famiglia.

Il caldo di giugno è una morsa umida che non osa però violare i confini della proprietà. Al cancello principale, una figura ci attende. È un uomo di mezza età, dalla muscolatura d’acciaio, la pelle abbronzata al limite del cuoio. Indossa solo un perizoma di pelle grezza e una serie di pesanti catene d’argento che gli cingono il petto e i polsi.

«Benvenuto, Padrone Julian,» mormora, la voce ridotta a un soffio servile. «Diciannove, prepara la veranda e non dimenticare il ghiaccio,» risponde Julian con una sufficienza che mi gela il sangue.

L’uomo, Diciannove, non risponde. Si inginocchia sul ghiaio rovente, bacia con devozione la punta degli stivali di Julian e poi, con una lentezza cerimoniale, fa lo stesso con le mie scarpe, lasciando una scia di saliva lucida sulla pelle nera. Entriamo in un salone che sembra un inno al paganesimo barocco. Marmo nero di Carrara, specchi che riflettono il vuoto e, al centro, un altare di cristallo che sorregge una scultura scandalosa: un fallo monumentale in oro massiccio, eretto come un totem, alto quanto un uomo. Brilla di una luce sinistra, quasi pulsante.

Mentre sorseggiamo un vermouth ghiacciato, un altro servitore, vestito allo stesso modo, entra con un panno di seta bianca. Si posiziona davanti all’idolo dorato e inizia a lucidarlo con una cura ossessiva, muovendo la mano con un ritmo che mima un atto sessuale, finché l’oro non sembra sudare luce.

«Mio padre è stato un genio della finanza e un mostro di depravazione,» commenta Julian, osservando il servitore. «Ha lasciato un impero a mia madre, la Contessa. E con l’impero, ha lasciato il bestiame.» «Bestiame?» chiedo, sentendo un brivido scendermi lungo la schiena. «Questi uomini non hanno nomi, Gordian. Hanno numeri. Il numero corrisponde alla loro dote… alla lunghezza che la Contessa esige per i suoi giochi personali. Posso ordinar loro qualsiasi cosa. Prova.»

Rifiuto, imbarazzato. Julian ride e schiocca le dita. «Ventuno, qui!» L’uomo che lucidava l’oro scatta. Si prostra ai piedi di Julian, la fronte contro il marmo gelido. «Scarpe. Ora,» ordina Julian. L’uomo le sfila con una delicatezza chirurgica. Poi passa ai calzini. Julian allarga le dita dei piedi, mostrandole al servo. «C’è dello sporco accumulato tra le dita. È intollerabile. Puliscimi, Ventuno. Masticando ogni residuo. Voglio sentire i tuoi denti che lavorano.»

Osservo con un misto di nausea e attrazione morbosa l’uomo che, con zelo assoluto, inizia a ripulire i piedi di Julian usando solo la bocca. Mastica ogni impurità con cura, ingoiando sotto lo sguardo sprezzante del suo signore. Quando ha finito, i piedi di Julian brillano come avorio.

«Incredibile,» mormoro. «È solo l’inizio,» risponde Julian. «Quando sono annoiato, ne scelgo uno e lo uso come scendiletto, oppure lo frusto finché il suo grido non diventa musica.»

In quel momento, un rintocco metallico risuona dall’alto. In cima a una scalinata elicoidale di cristallo appare lei: la Contessa Von Kleist. Julian la guarda con un misto di odio e ammirazione. «Ecco la Grande Sacerdotessa della carne,» sussurra. Quattro uomini massicci, i loro sessi visibilmente turgidi sotto la pelle dei perizomi, appaiono come ombre. Si stendono a terra, uno dopo l’altro, formando un tappeto umano di muscoli e schiene su cui la Contessa inizia la sua discesa. Lei cammina sopra di loro con tacchi a spillo che terminano in punte di diamante, lasciando piccoli segni rossi sulla pelle dei servi che non emettono un fiato.

Arriva davanti a noi. È una donna di un’eleganza spietata. Indossa un abito di lattice nero coperto da un velo di seta trasparente. Mi guarda dall’alto, e il suo sguardo è un’autopsia. «Chi è questo rifiuto umano, Julian?» chiede, ignorando la mia presenza. «Un amico, Madre. Non disturbarci.» «Puzza di sudore e di paura borghese. Diciannove, porta questo… Gordian… a purificarsi. Non tollero odori plebei a tavola.»

Vengo trascinato via da due servi silenziosi. In un bagno che sembra una camera di tortura imperiale, mi spogliano senza troppi complimenti. Entrano nella doccia con me. Mi lavano con spugne ruvide che graffiano la pelle, massaggiandomi con oli che sanno di muschio e ferro. «Perché vi fate trattare così?» chiedo a uno di loro. «Noi siamo il completamento del suo piacere,» risponde l’uomo con una vacuità negli occhi che mi gela. «Noi siamo i Numeri della Contessa. Lei possiede il nostro sangue e il nostro seme.»

Quando esco, vestito con una tunica di seta leggera, vengo condotto alla sala da pranzo. La Contessa siede su un trono di ferro battuto. Di fronte a lei, il tavolo è imbandito. Julian siede alla sua destra, divorando carne al sangue con una ferocia animale. Il mio piatto viene scoperto: una salsiccia enorme, sormontata da una crema bianca densa e affiancata da due bulbi di cipolla rossa. Guardo il piatto della Contessa: il suo “salsiccione” è eretto, tenuto su da uno spiedo d’argento, maestoso e ridicolo al tempo stesso.

«Mangia, Gordian. Nutriti della nostra ospitalità,» dice lei, fissandomi. Inizio a mangiare, ma il mio sguardo cade sul servitore che sta in piedi accanto alla Contessa. Lei, mentre sorseggia un vino rosso cupo, infila una mano guantata di lattice sotto il perizoma dell’uomo. All’improvviso, afferra con forza i suoi testicoli. L’uomo sussulta, il viso diventa cereo, ma rimane immobile.

«Vedi, Gordian,» dice lei, aumentando la pressione. «In questa casa, la perfezione è l’unica moneta accettata. Nel mio piatto mancava un contorno. Un errore imperdonabile per chi serve.» Vedo le vene sul collo dell’uomo gonfiarsi. La Contessa stringe ancora, sorridendo. Sento l’odore del dolore nell’aria. «Basta, la prego!» esclamò, lasciando cadere le posate. «Cosa?» La Contessa inarca un sopracciglio. «Hai il coraggio di interrompere la mia correzione?» «Lo lasci stare… lo sta uccidendo.» «Sei un sentimentale, Gordian. Un debole. Ti propongo un cambio. Se vuoi che io lasci andare la borsa di questo schiavo, dovrai prendere il suo posto. Per sempre.»

L’uomo al suo fianco emette un rantolo, le lacrime gli rigano il volto. Julian ride, pulendosi la bocca con il dorso della mano. «E sia,» urlo, spinto da una follia che non riconosco. «Lasciatelo andare!»

La Contessa molla la presa. L’uomo crolla a terra, vomitando per il dolore. Lei mi guarda con un lampo di trionfo divino. «Trenta! Prendetelo. Preparate l’iniziazione.» Vengo sollevato di peso. In una stanza attigua, mi strappano la tunica. Mi legano a una rastrelliera di legno scuro, le gambe divaricate, il sesso esposto alla luce cruda dei riflettori. La Contessa entra impugnando un paio di cesoie d’oro, le lame affilate come rasoi.

Si avvicina a me, il lattice del suo abito che stride a ogni movimento. Mi afferra il mento, costringendomi a guardarla. «Gordian era un nome da uomo libero. Ora sarai solo un numero. Il numero dell’inferiore che ha osato sfidare la Regina.» Mi afferra lo scroto con la mano libera. Sento il freddo del metallo delle cesoie premere contro la base della mia pelle. Julian appare dietro di lei, osservando la scena con un’erezione furiosa.

«Volevi salvare la pelle di un altro? Ora mi darai la tua,» sussurra lei, leccandosi le labbra. Vedo le lame chiudersi. Un dolore inimmaginabile, sordo e poi acuto, mi travolge mentre sento il peso del mio orgoglio cadere a terra, tra le risate di quella donna che ora possiede ogni mio respiro. «Sei mio,» sibila lei, mentre l’oscurità mi accoglie. «Benvenuto nella gerarchia, Trentuno.»

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 12 Maggio 2026
Modificato: 12 Maggio 2026
Lettura: 7 min
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Generi:
Dominazione & BDSM, Fantasie, Tabù & Pulp
Tag:
Bondage, Dark Erotica, Degradazione, Maledom, Umiliazione

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