Nuova alchimia

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

La maniglia della porta d’ingresso scattò con un clic sordo, quasi impercettibile, inghiottito dal ronzio del climatizzatore del nostro attico in centro. Ero tornato da un viaggio d’affari con un giorno di anticipo. Il classico cliché borghese. Mi sfilai il cappotto di cachemire, pronto ad annunciare la mia presenza, ma un suono mi gelò il sangue nelle vene. Un gemito. Basso, gutturale, femminile. Seguito dallo schiocco inequivocabile di carne che sbatte contro altra carne.

Avanzai lungo il corridoio con il fiato corto, i passi attutiti dal parquet. La porta della nostra camera da letto era socchiusa. Mi avvicinai, il cuore che mi martellava contro le costole con una violenza tale da farmi male al petto. Guardai attraverso la fessura. La scena che mi si parò davanti avrebbe dovuto distruggermi, polverizzare il mio ego di marito. Invece, fece l’esatto opposto. Accese un interruttore oscuro e primordiale nella mia testa. Mia moglie, Beatrice, era piegata in avanti sulla sponda del letto matrimoniale, le mani aggrappate alle lenzuola di lino stropicciate. Dietro di lei, con i fianchi che affondavano metodicamente e brutalmente contro i suoi glutei pallidi, c’era Marco. Il mio migliore amico fin dai tempi dell’università.

Il mio cervello andò in corto circuito. Non riuscivo a capire. Io e Beatrice avevamo una vita sessuale perfetta; non aveva mai lamentato insoddisfazioni, e il mio cazzo, di cui andavo tacitamente fiero, l’aveva sempre riempita fino a lasciarla esausta. Eppure, guardarla ora, il viso deformato da una maschera di lussuria animale, i capelli madidi di sudore incollati alle guance, mi eccitava in un modo che non potevo razionalizzare. Il mio bacino premette involontariamente contro il tessuto dei pantaloni sartoriali. Ero duro come la pietra.

In quel preciso istante, Beatrice sollevò la testa. Il suo sguardo, lucido e feroce, incrociò il mio attraverso lo spiraglio della porta. Non ci fu panico. Non ci fu vergogna. Le sue labbra si incurvarono in un sorriso perverso, da predatrice, mentre Marco continuava a martellarle la figa senza pietà. Spinsi la porta, entrando nella stanza. L’aria era satura dell’odore acuto del sesso, di sudore maschile e dei succhi di mia moglie. Marco si voltò di scatto, sbarrando gli occhi, e il suo ritmo si interruppe. Ma Beatrice gli afferrò i fianchi, costringendolo a restare dentro di lei. «Non fermarti,» sussurrò lei, senza mai distogliere lo sguardo da me. Poi, con una voce resa roca dal piacere, mi lanciò la bomba che fece crollare ogni mia difesa: «Mi stava proprio raccontando di cosa facevate voi due nella stanza del dormitorio, al primo anno.»

Il sangue mi defluì dal viso. Le nostre “sperimentazioni”. Le seghe a vicenda nel buio, i pompini impacciati giustificati dall’alcol, un segreto seppellito sotto strati di mascolinità tossica e finta eterosessualità. Non mi ero mai definito gay, né bisessuale, ma quel ricordo, evocato dalla bocca di mia moglie mentre veniva fottuta dal mio migliore amico, fu una scossa elettrica letale. «Dai, spogliati,» mi ordinò Beatrice. Non era un invito, era un comando. «Voglio vedere come glielo succhi.»

Il mio sogno proibito. La fantasia inconfessabile che reprimevo da anni, servita su un piatto d’argento dalla donna che avevo sposato. Mi strappai i vestiti di dosso con una foga disperata, calciando via le scarpe. Nudo, con un’erezione pulsante che mi sfiorava l’ombelico, salii sul materasso. Marco mi guardava, il respiro corto, un misto di imbarazzo ed eccitazione estrema che gli faceva tremare le narici. Mi inginocchiai dietro di lui. Marco si sfilò lentamente dalla figa di Beatrice, il suo cazzo lucido e bagnato degli umori di mia moglie. Non esitai. Aprii la bocca e lo presi dentro. Il sapore fu un cortocircuito sensoriale: il muschio salato della pelle di Marco si mescolava al gusto dolce, vischioso e inconfondibile della figa di Beatrice. Gemetti contro la sua carne. Iniziai a pomparlo, usando la lingua proprio come facevamo un decennio prima, ma con una fame nuova, adulta, vorace.

Mentre avevo la gola piena del cazzo del mio amico, sentii due mani calde e affusolate afferrarmi i fianchi. Beatrice si era spostata. Le sue labbra si chiusero intorno alla mia cappella, risucchiandomi con una violenza che mi fece inarcare la schiena. «Mmmmm…» mugolò lei contro la mia carne, la vibrazione che si trasmetteva direttamente ai miei nervi. Eravamo un groviglio di corpi, un ecosistema perfetto di fluidi e respiri. Poi Beatrice si staccò dal mio cazzo, gli occhi neri accesi da una fiamma diabolica. Guardò Marco, che ansimava sotto le mie attenzioni orali. «Mettiti a quattro zampe,» gli ordinò. Marco esitò solo un secondo prima di obbedire, esponendo il suo culo verso di me. Beatrice gli scivolò sotto, prendendo di nuovo il suo cazzo in bocca. «Fai piano,» mi sussurrò lei, leccando l’asta di Marco. «È la prima volta che lo prende.»

Il mio cervello esplose. Avrei inculato il mio migliore amico. Allungai una mano verso il comodino, afferrai il flacone di lubrificante al silicone e ne versai una quantità generosa sulle dita. Le portai al buco stretto di Marco, massaggiandolo in tondo, forzando un polpastrello all’interno. Lui sussultò, ma Beatrice gli accarezzò il viso, ingoiando il suo cazzo per calmarlo. Spalmai il resto del gel sulla mia cappella. Mi posizionai dietro di lui. Beatrice allungò una mano libera, separando le natiche muscolose di Marco per aprirmi la strada. Poggiai la punta contro il suo sfintere contratto e spinsi, lentamente, con una pressione costante. «Mmmmm… piano, cazzo, piano…» ringhiò Marco, stringendo i denti. Ma la resistenza durò poco. Evidentemente, il suo corpo era più pronto di quanto volesse ammettere. Il mio cazzo scivolò dentro, inghiottito dal calore strettissimo del suo retto. Affondai fino alla base, i miei peli pubici contro i suoi glutei.

In quel preciso istante, mentre prendevo possesso del corpo di Marco, sentii una lingua bagnata e morbida scivolare lungo i miei coglioni. Beatrice. Dalla sua posizione sotto Marco, si era allungata per leccare il mio scroto, la lingua che tracciava una linea di fuoco lungo il mio perineo fino a lambire il mio buco del culo. «Ahhhhhh!» urlai, la testa gettata all’indietro. Una sensazione fulminante, un piacere mai provato prima che mi attraversò la spina dorsale. Lei capì di aver toccato il mio punto debole. Continuò a leccare, a succhiare la pelle sensibile, per poi infilare un dito freddo di gel direttamente nel mio culo. «Sììì… cazzo, godo, sì!» ansimai, iniziando a stantuffare dentro Marco con spinte ritmiche, profonde, guidato dal dito di mia moglie che mi esplorava l’ano.

«Adesso vi voglio succhiare insieme,» decretò Beatrice. Mi sfilai da Marco con uno schiocco umido. Ci alzammo in piedi entrambi, ai lati del letto, torreggiando su di lei. Beatrice si mise in ginocchio. Senza alcuna esitazione, aprì la bocca e accolse entrambe le nostre cappelle. Sentivo il cazzo di Marco sfregare contro il mio, pelle contro pelle, immersi nella caverna calda e bagnata della bocca di mia moglie. Io e Marco ci guardammo. Le inibizioni erano state incenerite. Mi sporsi in avanti, lui fece lo stesso, e le nostre labbra si scontrarono. Iniziammo a baciarci con foga, le lingue che si intrecciavano prepotentemente, scambiandoci il sapore dei nostri fluidi e della saliva di Beatrice. Era un delirio di lussuria. Eravamo tornati due ragazzini affamati, ma questa volta la donna che amavo era lo strumento della nostra liberazione.

«Scopatemi,» ansimò Beatrice, sputando i nostri cazzi e sdraiandosi supina sul letto, le gambe spalancate, la figa bagnata e lucida che pulsava invitante. «Marco, mettiti dietro di lui. Voglio che ti incula mentre lui chiava me.» Sgranai gli occhi. Era la fantasia suprema di Beatrice. Essere riempita da due uomini, una catena umana di puro sesso. Non servì ripeterlo. Mi posizionai tra le gambe di mia moglie, mentre Marco si inginocchiava dietro di me. Guidai il cazzo di Marco verso il mio culo. Ero già lubrificato, ma l’impatto della sua grandezza mi fece mancare il fiato. «Apro… sto entrando, rilassati,» mormorò Marco, le mani piantate sui miei fianchi. Nello stesso istante, io spinsi il mio cazzo dentro la figa di Beatrice. La penetrai fino al collo dell’utero, proprio mentre il cazzo di Marco mi sfondava da dietro.

«Ahhhhhhhhh!» l’urlo di Beatrice si sovrappose al mio gemito. Ero un tramite di carne, penetrato e penetrante, un circuito chiuso di piacere devastante. Beatrice aveva anni di esperienza, sapeva come accogliere, come dilatarsi. Iniziai a pompare mia moglie, mentre Marco stantuffava dentro di me in perfetta sincronia. «Amoreeeeee… cazzo, sto godendo da morire!» gridò Beatrice, le unghie conficcate nelle mie spalle. «Sììì! Dio, siete fantastici!» risposi, la voce rotta dallo sforzo e dall’estasi. Il dolore iniziale nel mio retto si era trasformato in un calore abbacinante. Venire fottuto da lui mentre io fottevo lei era una depravazione che mi stava mandando in pezzi.

Marco cambiò improvvisamente ritmo. Si sfilò dal mio culo e si piazzò davanti al mio viso, in ginocchio sul letto, l’asta dura e venosa a pochi centimetri dalle mie labbra. Mi ritirai dalla figa di Beatrice, lasciandola spalancata e grondante. Lei non perse un secondo: si tirò su a sedere e afferrò il mio cazzo, ingoiandolo fino alla radice, mentre io aprivo la bocca per accogliere quello di Marco. Gemevo intorno alla carne del mio amico. L’odore della sborra imminente saturava l’aria. «Sto per venire,» ringhiò Marco, i muscoli dell’addome tesi allo spasimo. Beatrice lasciò il mio cazzo, si affiancò al mio viso e iniziò a leccare l’asta di Marco insieme a me, le nostre lingue che si sfioravano sulla sua pelle.

«Ahhhhhh… godo… cazzo, sììì… vengoooo!» urlò Marco. Il primo getto di sborra calda e densa mi colpì sulla guancia, il secondo finì dritto sulle labbra di Beatrice. Continuammo a leccarlo con avidità, succhiando via ogni goccia del suo seme. Beatrice si voltò verso di me, gli occhi neri dilatati, il viso sporco della sborra di Marco. Ci baciammo, mescolando quel sapore aspro e salato, scambiandocelo di bocca in bocca come un nettare prezioso.

«Voglio venire anch’io, sfondami,» sussurrò lei, l’eccitazione che la faceva tremare. La scaraventai sul materasso. Ero accecato dalla lussuria. Affondai di nuovo nella sua figa fradicia con colpi brutali, animali. Dietro di me, Marco non rimase a guardare. Infilò il viso tra le mie natiche, la lingua che mi esplorava l’ano con voracità, per poi spingere due dita dentro di me, mungendo la mia prostata. La combinazione fu letale.

«Godoooooo… sììììì… ahhhhhhhhh, vengoooooooo!» l’urlo di Beatrice frantumò l’aria. Sentii la sua figa contrarsi spasmodicamente intorno al mio cazzo, inondandomi di schizzi caldi del suo piacere. Il mio cazzo era scivoloso, inzuppato fino ai coglioni dei suoi umori. Il mio corpo iniziò a tremare. «Vieni anche tu… dai… sborrami addosso!» mi incitò lei, ansimando. Mi sfilai dalla sua carne con un gesto violento. Marco si affiancò a lei, inginocchiati davanti a me. Afferrai il mio cazzo pulsante, stringendo la base, il respiro che mi bruciava nei polmoni. «Sììì… adesso vi sborro in faccia, ahhhhh!»

Beatrice allungò una mano e mi strinse i coglioni, mentre Marco teneva ancora le dita affondate nel mio culo, premendo esattamente nel punto nevralgico. «Sìììììì… ahhhhh… mmmmmmm… vengoooooooo!» L’esplosione fu vulcanica. Il primo getto, denso e copioso, colpì in pieno la faccia di Beatrice, sporcandole il naso e le labbra. Il secondo schizzo investì la guancia di Marco. Continuai a pompare il mio cazzo, svuotandomi completamente, le ginocchia che cedevano, un brivido elettrico che mi paralizzava le gambe mentre le dita di Marco mungessero fino all’ultima goccia dai miei testicoli.

Crollai all’indietro sul materasso, il petto che si alzava e si abbassava convulsamente. Attraverso la nebbia dell’orgasmo, vidi Beatrice e Marco leccarsi a vicenda la mia sborra dai volti, sorridendo come due complici di un crimine perfetto. Si sdraiarono ai miei lati. Beatrice al centro, Marco e io a stringerla. Un lungo, languido bacio a tre, il sapore della nostra depravazione ancora sulle labbra, prima di chiudere gli occhi, svuotati, distrutti e fottutamente felici.

L’architettura del nostro matrimonio era crollata, ma sulle sue macerie avevamo appena iniziato a costruire qualcosa di infinitamente più oscuro e magnifico.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 30 Aprile 2026
Modificato: 30 Aprile 2026
Lettura: 11 min
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Generi:
Tradimenti & Cuckold
Tag:
Cuckold, Dark Erotica, Degradazione, MMF, Romance Bdsm

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