Lezioni di Anatomia

Racconto

← Torna indietro
Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Il ronzio del climatizzatore era l’unico suono in quella sala d’aspetto asettica, dominata da acciaio e vetro opaco. Tre donne sedevano su poltrone in pelle bianca, l’aria tra loro satura di tensione e del profumo dolciastro dei cosmetici costosi. Erano lì per lo stesso motivo: una convocazione per la Aura Dynamics, un’agenzia i cui annunci parlavano di “intrattenimento di altissimo livello” e cifre con sei zeri. Nessuna di loro aveva idea di cosa comportasse esattamente, ma il bonifico iniziale per la sola presenza al colloquio era stato sufficiente a zittire qualsiasi scrupolo morale.

La porta di mogano si aprì. Un uomo sulla quarantina, completo grigio antracite tagliato su misura e occhi freddi, analitici, fece loro un cenno. “Entrate.”

L’ufficio era immenso, minimalista. Una scrivania di cristallo nero dominava il centro. «Vi chiamerò Soggetto Uno, Due e Tre, da sinistra a destra,» esordì lui, sedendosi. «La Aura Dynamics non cerca impiegate. Cerca carne di lusso. Cerca la perfezione estetica e la totale sottomissione funzionale. Questo non è un colloquio. È un’ispezione anatomica. E io valuterò ogni vostro pezzo.»

Le tre donne si scambiarono sguardi incerti, ma l’arroganza dell’uomo e l’aspettativa di quella ricchezza le tennero incollate al pavimento. «Iniziamo dalla base. L’estremità. Spogliatevi dei collant e delle scarpe. Mettete i piedi sulla scrivania. Adesso.»

L’ordine fu eseguito in un fruscio di seta e pelle. Tre paia di piedi si allinearono sul cristallo freddo. L’uomo si alzò, sbottonandosi lentamente la giacca. «I parametri sono tre. Usura, effluvio e architettura ossea.»

Si avvicinò alla Uno. Una ragazza dai tratti delicati, pallida. Le afferrò le caviglie con una stretta ferma. Avvicinò il viso, aspirando profondamente l’odore della sua pelle, chiudendo gli occhi. «Quasi asettico,» mormorò, deluso. «Smalto perfetto, ma nessuna storia da raccontare. Plantare morbido, architettura affusolata, infantile. Punteggio: Usura 6, Effluvio 3, Architettura 8.»

Passò alla Due. Era una donna più sportiva, le gambe nervose e tese. Appena si avvicinò, l’odore acre e muschiato del sudore intrappolato nei collant lo investì. Era un odore animale, pungente, carico di feromoni. L’uomo inspirò, le narici dilatate, e le passò un pollice sull’ispessimento calloso del tallone. «Qui c’è attrito. C’è carne viva,» decretò, visibilmente compiaciuto. «Una pianta larga, solida. Punteggio: Usura 9, Effluvio 9, Architettura 7.»

La Tre, la più giovane, aveva piedi tozzi, quasi gonfi, e un odore di sapone industriale che cancellava qualsiasi traccia biologica. «Totalmente inadeguata,» sentenziò, senza nemmeno toccarla. «Usura 2, Effluvio 1, Architettura 1.»

L’uomo tornò dietro la scrivania. «Bene. Ora il torace. Toglietevi le camicette. E i reggiseni.» L’aria si fece più fredda sulla loro pelle scoperta. L’uomo non si limitò a guardare. Voleva saggiare. Si piazzò davanti alla Uno. Toccò i suoi piccoli seni, pesandoli sui palmi. I capezzoli, appena visibili, non risposero al tocco. «Piatta. Inerte. Densità scarsa.» Sulla Due, la sua ispezione fu più rude. Le strinse le mammelle, sollevandole, sentendo la pesantezza della carne, pizzicando i capezzoli che si indurirono sotto le sue dita. «Meglio. Più reattiva.» Ma fu la Tre a sorprenderlo. Nonostante il disastro della base, i suoi seni erano imponenti, pesanti, perfetti. L’uomo affondò le mani in quella morbidezza, e la ragazza emise un sospiro tremante. I suoi capezzoli erano già turgidi, scuri, come pietre dure. «Eccellente volume. Tensione perfetta. Ottimo materiale.»

L’atmosfera si stava saturando. L’uomo si inumidì le labbra. «E ora, spogliatevi completamente. Tutto.»

Quando le tre donne furono nude di fronte a lui, l’uomo prese un paio di guanti in lattice neri da un cassetto e se li infilò. Il suono della gomma che scattava sulla pelle fu l’unico rumore nella stanza. «L’ispezione pelvica,» annunciò. «Valuto la rasatura, l’elasticità e l’idratazione ghiandolare.»

Si avvicinò alla Uno. Lei era completamente rasata, una bambola nuda. L’uomo le allargò le cosce senza alcuna delicatezza. Infilò tre dita direttamente nel suo sesso. La ragazza sussultò. La sua figa era una pozza fradicia; l’eccitazione per l’umiliazione e la sottomissione le stava colando lungo le cosce. L’uomo spinse l’intera mano, testando la profondità della cavità. Entrava come nel burro, dilatata e accogliente. «Perfetta ricezione,» sussurrò. «Rasatura 9. Elasticità 9. Idratazione 8.»

La Due aveva un vello curato, corto. Ma quando l’uomo cercò di entrare, incontrò resistenza. La ragazza era rigida, asciutta, l’imbuto di carne stretto. Faticò a inserire due dita. «Respingente. Manca di lubrificazione.»

La Tre aveva un cespuglio folto e scuro. Era serrata, ma i preliminari sui capezzoli l’avevano resa bagnatissima. L’uomo infilò le dita, scivolando nei suoi umori, ma trovando un muro muscolare. «Umida, ma impraticabile per grandi calibri.»

Si tolse un guanto e si avvicinò a un piccolo frigo bar, estraendo un grosso dildo in silicone nero, spesso e venoso, dalla consistenza spaventosamente realistica. «L’ultima porta. Il retto.»

Costrinse la Uno a piegarsi sulla scrivania di cristallo, esponendo i glutei candidi. Spalmò una generosa quantità di lubrificante sul silicone freddo e, con una spinta decisa, lo affondò nel suo sfintere. La ragazza ansimò, ma il suo buco si allargò senza sforzo, abituato a intrusioni di quel calibro. Era rotondo, invitante, totalmente sottomesso. «Ottima capienza. Elastico. Perfetto.»

Tirò fuori il dildo dal culo della Uno, lucido di umori marroni e trasparenti. Si voltò verso la Due. «Aprila.» La Due si piegò, e l’uomo infilò lo stesso attrezzo sporco nel suo ano. Entrò con più fatica, ma la carne cedette. «Adeguata.» Estrasse l’oggetto e, con un movimento calcolato, lo puntò verso la bocca della Tre. «Ingoia,» ordinò. La Tre esitò, guardando il silicone lordo delle due donne prima di lei. L’uomo le strinse la mascella, costringendola ad aprire la bocca, e le spinse la gomma infetta direttamente in gola. La ragazza tossì, gli occhi pieni di lacrime, sentendo il sapore del retto e del lubrificante invaderle il palato.

L’uomo buttò l’oggetto sul cristallo. L’ispezione anatomica era finita. Aveva i suoi dati, ma i pezzi del puzzle non si incastravano. Ognuna eccelleva in un ambito, falliva in un altro. Si sbottonò la cintura dei pantaloni, facendola cadere a terra con un rumore metallico. Abbassò la zip. Il suo cazzo era turgido, un pezzo di carne irata e spietata. «Vediamo come lavorate.»

La Uno fu la prima. Si inginocchiò, leccando la cappella e testicoli con movimenti timidi, concentrandosi solo sulla punta, come se avesse paura di soffocare. L’uomo sospirò, infastidito. La Due, invece, lo afferrò per i fianchi e lo ingoiò per intero. Si mosse su e giù con una foga disperata, la saliva che colava, l’aria che le mancava, ma senza mai usare i denti. Un pompino industriale, meccanico, perfetto. La Tre cercò di imitarla, ma nella foga strinse i denti sulla carne delicata. L’uomo ringhiò di dolore, dandole uno schiaffo secco sulla guancia e facendola cadere all’indietro. «Sei fuori, inutile cagna. Fuori dal mio ufficio.»

Rimaste sole la Uno e la Due, l’uomo si accomodò sulla sedia, il cazzo ancora lucido di saliva. «Il test finale. Interazione.» Guardò le due donne, ansimanti, nude, umiliate. «Soggetto Uno. Soggetto Due. Voglio vedervi banchettare l’una sull’altra. Leccatevi la figa. Ingoiate i vostri piedi. Datemi uno spettacolo.»

Le due donne non esitarono. Si avvinghiarono sul tappeto persiano. La Due, affamata di quella ricompensa, schiacciò la Uno a terra. Divaricò le cosce glabre della ragazza pallida e affondò il viso nella sua figa dilatata e fradicia. La sua lingua scavò, leccò, succhiò, estraendo gemiti acuti dalla Uno. La carne rasata offriva zero resistenza, un pasto liscio e perfetto. Poi, fu il turno dei piedi. La Due si portò l’alluce della Uno in bocca, succhiandolo, ma fu la sua aggressività a vincere. Prese il proprio piede, quello sporco, calloso e sudato che l’uomo aveva tanto apprezzato, e lo schiacciò contro la faccia della Uno. La costrinse a leccare i calli, a ingoiare l’odore muschiato, sottomettendola.

L’uomo guardò la scena, il respiro pesante, il cazzo pulsante. «Soggetto Tre eliminata. Soggetto Uno, il tuo culo diventerà la proprietà di mezzo cast. Soggetto Due…» sorrise, spietato. «Tu sarai la protagonista. E quei piedi sudati diventeranno un feticcio d’oro.»

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

Se questo racconto ha acceso i tuoi desideri, non fermarti alla semplice lettura. Fai il primo passo nel mondo reale: trova partner affini ed esplora le tue dinamiche su NodoNero.

🔥 Inserisci il tuo Annuncio, è gratis!

Hai riconosciuto questo racconto come tuo e non hai autorizzato la pubblicazione?

Segnalacelo subito qui
Attenzione: I commenti non sono pre-moderati. Le segnalazioni sui commenti inappropriati vengono prese molto sul serio: abusi, insulti o segnalazioni gratuite comporteranno ripercussioni sull'account. Comportati in modo rispettoso.

Dettagli Racconto

Pubblicato: 30 Aprile 2026
Modificato: 30 Aprile 2026
Lettura: 7 min
Viste: 👁️ 53
Piace a: ❤️ 0
Commenti: 💬 0
Generi:
Feticismo, Saffico
Tag:
Bondage, Dark Erotica, Degradazione, Extreme, Umiliazione

🗑️ Eliminare il racconto?

Sei sicuro di voler eliminare definitivamente questo racconto? L'azione è irreversibile e i dati non potranno essere recuperati.

Sì, Elimina

Lascia un commento

Accedi

Registrati

Reimposta la password

Inserisci il tuo nome utente o l'indirizzo email, riceverai un link per reimpostare la password via email.

🔥 Entra nel Club - È Gratis