L’eredità di vetro

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Il sole di aprile picchiava cattivo sul dehor, una lama di luce che tagliava il tessuto dell’ombrellone e andava a incendiare i capelli di Elena. Non era bionda, era una colata di metallo prezioso che attirava gli sguardi come un magnete. Se ne stava lì, di profilo, con quegli occhiali scuri che nascondevano i pensieri e quel trucco verde petrolio sulle palpebre che era il suo marchio di fabbrica, la sua divisa da guerra.

Non metteva mai il rossetto. Forse perché sapeva che la sua bocca, nuda, appariva ancora più affamata.

«Il solito, signore?»

La voce di Marco, il cameriere ventenne che Elena definiva “carne fresca da macello”, si intrufolò tra noi. Aveva quel sorriso di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico, o forse solo qualcosa di molto duro sotto il grembiule nero.

«Due Spritz, grazie. Forti,» rispose lei, anticipandomi.

Mentre lui si allontanava, Elena accavallò le gambe con un movimento studiato. Non era una donna filiforme; aveva fianchi larghi e un sedere solido, una promessa di peso e sostanza che faceva tendere il tessuto dei pantaloncini. Si sistemò la spallina della canotta, un gesto inutile se non per evidenziare il volume del seno che premeva per uscire.

Maledisse sottovoce il cellulare — sua figlia, un’adolescente che stava già imparando a usare il sesso come moneta di scambio — e poi si voltò verso di me. I suoi occhi cercavano complicità, o forse solo uno specchio per la sua lussuria.

«Devo raccontarti di Sandro,» esordì, e la sua voce si fece bassa, vibrante come il motore di una moto al minimo.

«L’ho adocchiato su un’app. Profilo VIP, aria da predatore. Foto in bianco e nero: spalle larghe, mani ruvide, una mascella che sembrava scolpita nella roccia. Mi ha citofonato una sera, senza troppi giri di parole. Quando sono scesa, non ha detto “ciao”. Mi ha sbattuta contro il muro del corridoio, una mano infilata sotto la maglietta a graffiarmi la schiena e l’altra a strizzarmi il culo con una violenza che mi ha tolto il fiato.

Puzzava di dopobarba economico e di maschio. Mi ha trascinata su per le scale, tenendomi per il polso come se fossi sua proprietà. “Zitta,” mi ha sibilato all’orecchio nell’ingresso buio. “C’è gente nell’altra stanza.”

Quella proibizione mi ha bagnato le cosce all’istante. Mi ha scartata come un pacchetto, tirando giù la zip del vestito e lasciandomi nuda nel freddo della camera. Non c’era romanticismo, Aurora. Solo bisogno. Mi ha spinta sul letto e si è spogliato con una fretta brutale. Era magnifico e terribile: un cazzo enorme, venato, che puntava al soffitto come una minaccia.

Mi è montato sopra schiacciandomi col suo peso. Mi mordeva i capezzoli finché non ho visto le stelle, ripetendo come un mantra: “Sei mia, troia. Sei solo mia.”

Mi ha penetrata senza preparazione. Un affondo secco che mi ha strappato un gemito soffocato. Sentivo le sue palle colpirmi con schiaffi ritmici, il dolore che si mescolava a un piacere elettrico, sporco. Poi, con un gesto brusco, mi ha rivoltata. Mi ha premuto la faccia contro il cuscino e mi ha bloccato le braccia dietro la schiena.

“Girati. Voglio il tuo culo.”

Ho provato a dire di no, ma era solo un proforma. Volevo che se lo prendesse. Ha spinto dentro due dita lubrificate solo dalla mia saliva, allargandomi con prepotenza, e poi è entrato. Un unico, lancinante fascio di dolore che mi ha fatto lacrimare. Mi ha tappato la bocca con la mano mentre mi sfondava da dietro, ritmico, feroce, finché non l’ho sentito esplodere dentro di me. Mi ha lasciata lì, sudata e tremante, sfilandosi il preservativo con un gesto distratto. Mi ha rispedita in strada con un “Ti chiamo io” che sapeva di congedo per un oggetto usato bene. Mi odiavo, ma cazzo… non mi ero mai sentita così viva.»

Elena bevve un sorso lungo del suo drink, gli occhi persi nel ricordo.

«E Valerio?» chiesi io, cercando di darmi un tono neutrale.

«Valerio è l’opposto,» sospirò lei. «Lui è il tecnico delle caldaie che è diventato il mio padrone di casa ideale. Ha quindici anni meno di me, muscoli definiti dal lavoro vero e mani che sanno esattamente dove premere. È venuto a trovarmi la scorsa settimana.

Siamo finiti in macchina, diretti verso casa sua. Guidava con una mano sul volante e l’altra infilata tra le mie cosce, sotto il vestito lungo. Non ho resistito. Gli ho slacciato i pantaloni mentre eravamo in tangenziale. Ho tirato fuori quel cazzo caldo e pulsante e l’ho preso in bocca. L’odore di pelle e di pulito mi dava alla testa. Volevo farlo venire lì, tra i sedili, ma lui ha resistito. Mi ha accarezzato i capelli con una dolcezza che mi ha quasi fatto piangere.

A casa sua, è stato un rito. Mi ha spogliata lentamente, baciandomi ogni centimetro di pelle, dal piercing sul ventre fino all’incavo delle ginocchia. Mi ha aperta come un fiore, le dita che lavoravano sulla mia fica bagnata finché non ho iniziato a supplicare.

Mi è entrato dentro con una lentezza agonizzante. Sentivo ogni venatura, ogni millimetro di lui che prendeva possesso dello spazio. Mi ha morsa sul collo, lasciandomi un marchio violaceo che ho dovuto nascondere per tre giorni. Siamo venuti insieme, in un groviglio di gambe e respiri spezzati. Lui mi ha guardata negli occhi mentre si svuotava dentro di me, un contatto così intimo che mi ha spaventata. Mi ha lasciata esausta, col suo sperma che mi colava tra le natiche, sorridendo come se avesse appena vinto un mondiale.»

In quel momento, Marco tornò al tavolo. Con un movimento fluido, passò dietro Elena e le sfiorò la nuca con le dita. Vidi i peli del braccio di lei drizzarsi. Lui le rivolse un’occhiata carica di una promessa carnale prima di sparire di nuovo nel locale.

Elena si morse il labbro. «Lui è il prossimo round, Aurora. Ha trentatré anni e un ego smisurato, ma sa come usare quel corpo.

L’altra sera mi ha invitata da lui. L’aria sapeva di incenso e oli orientali. Mi ha accolta in perizoma, con un fisico da cestista e gli occhi che divoravano ogni centimetro della mia pelle. Mi ha fatta sdraiare a pancia in giù e ha versato dell’olio di mandorle caldo sulla mia schiena.

Le sue mani erano ovunque. Scivolavano sui miei fianchi, massaggiavano i glutei, si insinuavano tra le cosce. Ero una massa di muscoli sciolti e desiderio liquido. Poi si è messo in ginocchio sopra di me. Non volevo il sesso anale quella sera, gliel’ho detto. Ma lui ha sorriso, una calma assoluta. “Fidati di me, piccola.”

L’olio ha fatto il miracolo. È scivolato dentro con una facilità quasi surreale. Mentre si muoveva, passava le mani sotto il mio corpo per stimolarmi il clitoride. Era un assedio sensoriale. Il calore dell’olio, il sudore che ci incollava, il ritmo costante delle sue spinte nel mio culo e delle sue dita sulla mia fica.

Sono esplosa così forte che ho temuto di svenire. Lui è venuto subito dopo, un gemito profondo contro la mia nuca. Poi mi ha rigirata e ha continuato a giocare con i miei capezzoli, moliendoli tra i denti, mentre mi chiedeva se fossi “solo sua”. Gli ho mentito, ovviamente. Gli ho detto di sì, mentre godevo ancora della scia degli altri due dentro di me.»

Elena finì lo Spritz e si alzò, guardando l’orologio. «Mia figlia mi aspetta. Devo tornare a fare la madre per bene.»

La guardai allontanarsi, con quel suo incedere sicuro, il sedere che ondeggiava sotto i pantaloncini e il marchio di Valerio ancora nascosto sotto il colletto della canotta. Mi avvicinai alla cassa. Marco mi prese la banconota con un sorriso sornione, lo sguardo che cercava già la prossima preda.

Uscii nel fresco della sera, con la sensazione di avere la pelle che scottava. I racconti di Elena non erano solo parole; erano schegge di una libertà feroce che io, chiusa nella mia routine, non avevo ancora avuto il coraggio di afferrare.

«Fammi sapere come finisce con il cameriere!» le gridai.

Lei sollevò una mano senza voltarsi. Sapevamo entrambe che la lista non si sarebbe fermata lì.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 22 Aprile 2026
Modificato: 22 Aprile 2026
Lettura: 7 min
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Generi:
Dominazione & BDSM
Tag:
Anale, Degradazione, Maledom, Romance Bdsm, Umiliazione

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