Le degustatrici

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

L’aria di Courmayeur a gennaio non era fredda, era tagliente. Sferzava i vetri della veranda con la violenza tipica delle bufere d’alta quota, portando con sé l’odore pulito e minerale della neve fresca che andava a seppellire i larici. All’interno del salone monumentale dello chalet di Beatrice, tuttavia, il clima era saturo del profumo dolciastro del legno di pino che bruciava nel camino monumentale e di un’elettricità torbida, densa, che toglieva il fiato.

Eleonora allungò le gambe, ammirando il riflesso della fiamma sulla vernice lucida dei suoi nuovi stivali neri con zeppa e tacco dodici, acquistati quella mattina stessa durante una sessione di shopping compulsivo nel centro della località sciistica. Beatrice, conosciuta poche settimane prima su un portale web riservato a feticismi d’élite, l’aveva invitata nella sua dimora montana con un sorriso ambiguo, una promessa silenziosa di lusso e depravazione che aveva subito catturato l’immaginazione di Eleonora e, soprattutto, di suo marito Filippo.

Filippo se ne stava seduto sulla poltrona di velluto scuro, gli occhi lucidi per il gin d’importazione che un maggiordomo atletico, dai lineamenti affilati e dal passo felino, aveva servito con impeccabile formalità. Poco dopo, una cameriera dalla scollatura generosa e dalle movenze sfacciate aveva posizionato sul tavolo quattro calici di cristallo pesante. Filippo l’aveva seguita con lo sguardo mentre lei si allontanava oscillando sui tacchi, un movimento da vera troia domestica che non era sfuggito a Eleonora.

«Se continui a sbavare su di lei,» aveva sussurrato Eleonora al marito, con una nota di aggressiva provocazione nella voce, «giuro che mi prendo il maggiordomo prima di cena.»

Beatrice entrò nel salone insieme a suo marito, un uomo elegante e dai modi distaccati. Salutò gli ospiti con baci leggeri sulle guance, gli occhi verdi che scrutarono subito gli stivali di Eleonora.

«Vedo che hai già indossato le tue armi, Eleonora. Splendide,» esordì Beatrice, accomodandosi sul divano. «Spero che il mio personale sia stato all’altezza dei vostri gusti. Ci tengo che qui dentro tutto sia impeccabile. Anche i corpi di chi serve.»

Durante la cena, servita in una sala dai soffitti a cassettoni alti cinque metri, l’atmosfera si fece ancora più rarefatta. Ogni portata veniva presentata da un domestico differente, tutti giovani, flessuosi e rigorosamente di bell’aspetto. Filippo, incuriosito da quel dispiegamento di forze, azzardò una domanda sul numero di dipendenti della struttura.

Beatrice scoppiò in una risata rauca, scambiando un’occhiata d’intesa con il consorte. «Me ne servono molti, caro Filippo. Ho esigenze molto specifiche, abitudini che richiedono un costante ricambio di… energia.»

Fu dopo il dessert, davanti a bottiglie di distillati d’erbe, che Beatrice portò la conversazione su un terreno viscerale. Iniziò a parlare delle proprietà biochimiche dei fluidi seminali, della loro consistenza e del loro valore per il nutrimento della pelle e dello spirito femminile. Eleonora, inizialmente imbarazzata dal candore crudo dell’amica, sentì il proprio ventre contrarsi per un’eccitazione improvvisa, alimentata dallo sguardo torbido di Filippo che non perdeva una sola parola.

«Venite. Voglio mostrarvi dove risiede il vero lusso di questo chalet,» disse Beatrice, alzandosi e facendo cenno di seguirla.

Discesero una scalinata di pietra grezza che portava nei sotterranei della struttura, un ambiente immenso, riscaldato da stufe industriali e illuminato da luci soffuse che creavano ombre lunghe sulle pareti di roccia viva. Al centro della sala, disposti su sedie imbottite o allineati contro le pareti, si trovavano una ventina di uomini completamente nudi. Accanto a loro, alcune ragazze anch’esse prive di abiti stavano prelevando piccoli contenitori cilindrici di vetro da un grande frigorifero d’acciaio.

Eleonora si fermò, il cuore che le batteva all’impazzata contro le costole. «Beatrice… chi sono? Cosa sta succedendo qui sotto?»

«Questi sono i miei stalloni,» rispose Beatrice con una superficialità agghiacciante, come se descrivesse del bestiame da reddito. «E quelle ragazze sono le mie mungitrici. Il loro unico compito è raccogliere la linfa prima che perda la sua temperatura biologica.»

Davanti ai loro occhi, le mungitrici si inginocchiarono davanti ai primi uomini. Con mossa esperta, usarono la bocca per indurire i membri, per poi passare a una masturbazione manuale rapida, ritmica, quasi chirurgica. I respiri spezzati degli uomini riempirono la volta di pietra finché i primi getti di sperma non schizzarono all’interno dei cilindri di vetro, subito sigillati e riposti nei frigoriferi.

«Ogni fluido ha il suo sapore, dipende dall’alimentazione e dalla genetica dell’animale,» spiegò Beatrice, girandosi verso la coppia. «Io e mio marito ne facciamo un uso quotidiano. Ogni mattina, nel caffè, esigo una dose fresca prelevata davanti ai miei occhi, a seconda che desideri una nota più dolce, amara o aspra. Lo sperma in eccedenza, invece, viene utilizzato per il mio bagno settimanale. Riempio la vasca e mi ci immergo per ore. Capite ora perché ho bisogno di così tanti corpi?»

Filippo era immobile, il cazzo visibilmente teso sotto il tessuto dei pantaloni, mentre osservava una mungitrice raccogliere gli ultimi spasmi di un uomo massiccio.

«Voi due che gusti preferite? Prediligete il salato, l’amaro o l’aspro?» chiese Beatrice con un sorriso predatore.

«Il salato… decisamente il salato,» rispose Eleonora, la voce ridotta a un sussurro roco.

Beatrice sollevò una mano, indicando sei uomini posizionati nell’ala sinistra del sotterraneo. «Voi sei, andate nella sala dei drink. Preparatevi.»

I prescelti si diressero verso una stanza attigua, separata da una parete di vetro oscurato. Quando i quattro amici entrarono, trovarono un ambiente arredato con divani di pelle nera e un bancone bar. I sei uomini erano disposti in cerchio: due erano ragazzi ventenni, ma gli altri quattro erano soggetti maturi, tra i quaranta e i cinquant’anni, alcuni obesi, villosi, con calvizie evidenti e tratti sgradevoli.

«Sedetevi,» ordinò Beatrice a Eleonora e Filippo. «Scusateli per l’aspetto esteriore, ma la chimica del loro sperma è straordinaria. Una sapidità perfetta, densa e persistente.»

I sei iniziarono a eccitarsi da soli, manipolandosi i membri sotto gli occhi degli ospiti. Quattro mungitrici, vestite solo della loro divisa trasparente, entrarono nella stanza con calici di cristallo. Si inginocchiarono e presero il controllo dei cazzi, lavorandoli con una classe e una coordinazione estasianti. Il rumore dei corpi e degli umori divenne l’unico suono. Quando il seme fu pronto, le ragazze lo raccolsero nei bicchieri, porgendoli ai quattro commensali. Per Beatrice era stato preparato un mix combinato di tre stalloni differenti.

«Al nostro Gioco,» brindò Beatrice.

Eleonora portò il cristallo alle labbra. Il liquido era tiepido, denso, dal forte sapore salmastro che le invase il palato prima di scendere in gola. Filippo bevve il suo d’un fiato, gli occhi fissi sulla fessura della cameriera che gli stava davanti. L’eccitazione chimica e psicologica della sottomissione di quegli uomini aveva contagiato tutti.

Beatrice fece un cenno e la parete di fondo si aprì su una stanza patronale, dominata da un enorme letto circolare e divani di velluto rosso. Altri quattro uomini, giovani e muscolosi, fecero il loro ingresso insieme alle mungitrici.

«Ora basta formalità. È tempo di consumare,» ordinò Beatrice, afferrando Eleonora per i capelli e spingendola verso il letto, mentre Filippo veniva già circondato dalle mani calde delle schiave domestiche. L’orgia ebbe inizio nel buio della montagna, un groviglio indifferenziato di carne, bava e sperma che avrebbe cancellato ogni traccia della loro vecchia vita.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 18 Maggio 2026
Modificato: 18 Maggio 2026
Lettura: 7 min
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Generi:
Dominazione & BDSM, Incontri & Orge
Tag:
Bondage, Dark Erotica, Degradazione, Orgasm Denial, Umiliazione

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