Diario di una schiava

Racconto

← Torna indietro
Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Il freddo dell’acciaio e del linoleum industriale era l’unica costante nelle lunghe ore passate all’interno del petrolchimico di Priolo. Fuori, i fumi delle ciminiere tagliavano il cielo della costa siracusana con strisce di un grigio malato; dentro l’ufficio spedizioni, il ronzio dei condizionatori copriva il silenzio di una vita coniugale spenta, ridotta a pura routine domestica. Irene, trentotto anni, una figura solida, dai fianchi larghi e un seno imponente che straripava dal camice da lavoro, conduceva la sua esistenza come una messinscena perfetta. Per il marito era la moglie devota; per il Master virtuale incontrato in un forum clandestino, era solo argilla da plasmare attraverso il dolore e la sottomissione meccanica.

L’ordine era stato chiaro: tenere un registro cartaceo, un diario autografo delle sevizie subite da consegnare, tramite dettagliate relazioni testuali, alla volontà di quel nickname senza volto. Ogni violazione del suo corpo doveva essere verbalizzata, numerata, archiviata.

Primo Rapporto: Il Silenzio del Metallo
03 Novembre

Ho eseguito l’istruzione durante il turno di guardia delle undici. Il magazzino attrezzi era deserto, saturo di odore di lubrificante per turbine e ruggine. Sentivo i passi dei tecnici sul ballatoio metallico esterno, separati da me solo da una paratia di lamiera.

Ho sollevato la gonna da lavoro, esponendo la nudità della mia figa alla corrente fredda che filtrava dal basso. Ho recuperato una grossa chiave inglese, una stringitubi d’acciaio satinato, pesante e gelida. La penetrazione è stata un trauma: il metallo zigrinato ha forzato le grandi labbra, strappandomi un lamento che ho soffocato mordendomi il polso. Ho spinto l’attrezzo in profondità, sentendo la freddezza della lega che assorbiva il calore delle mie pareti interne. Non cercavo l’orgasmo, cercavo l’ubbidienza. Solo quando il dolore è diventato un crampo sordo al basso ventre, ho estratto il ferro e ho completato l’atto introducendo un tubo di silicone sigillante, liscio e turgido, fino a quando il piacere non mi ha scossa contro gli scaffali dei bulloni, lasciandomi una macchia viscida sulla calza destra. Sono tornata alla scrivania senza mutandine, percependo il bruciore del metallo a ogni passo.

Secondo Rapporto: La Disciplina del Vetro e del Ghiaccio
12 Novembre

La casa era vuota, mio marito non sarebbe rientrato prima dell’alba. Ho preparato il tavolo della cucina seguendo la sequenza geometrica che mi hai imposto. Questa volta niente legno, solo la trasparenza spietata del vetro.

Ho preso una bottiglia di liquore d’erbe, una forma quadrata, dagli spigoli vivi. Introdurre il collo di quella bottiglia nel culetto è stato un calvario che mi ha bagnato la schiena di sudore freddo. Lo sfintere, rigido per il terrore, rifiutava quell’angolatura tagliente. Ho dovuto inginocchiarmi sul pavimento, appoggiando la fronte sulle piastrelle, e spingere con il bacino finché l’anello muscolare non si è dilatato con un suono umido, accogliendo il vetro fino alla base dell’etichetta.

Mentre il retto era intrappolato dal peso della bottiglia, ho preso dei cubetti di ghiaccio dal congelatore. Li ho premuti con forza sui capezzoli, già tesi per la tortura posteriore, finché la pelle delle areole non è diventata violacea, quasi insensibile. Poi ho versato l’acqua gelata direttamente sulla figa spalancata. Lo shock termico ha scatenato una contrazione involontaria dei muscoli pelvici: lo sfintere ha stretto il vetro della bottiglia con tale violenza che ho temuto si frantumasse dentro di me. Ho goduto così, immobile, bloccata tra il gelo sul sesso e l’invasione minerale nel culo, addormentandomi poi sul divano, nuda, per conservare l’odore della mia umiliazione per tutta la notte.

Terzo Rapporto: Le Frequenze della Carne
21 Novembre

Questa mattina ho introdotto la variante tecnologica. Ho recuperato un vecchio cercapersone aziendale, uno di quei pesanti modelli rettangolari in bachelite nera, e l’ho avvolto in una sottile pellicola trasparente per alimenti. Ho legato all’estremità una corda di canapa grezza.

Prima di timbrare il cartellino, mi sono chiusa nel bagno del personale e l’ho spinto dentro la mia figa. La bachelite ha teso le pareti vaginali, occupando ogni spazio. Ho configurato l’apparecchio sulla frequenza di servizio interna, quella che usi tu per monitorare i turni, in modo da non lasciare tracce sui canali privati. Durante l’intera riunione con i capi reparto, ho sentito l’apparecchio vibrare a impulsi prolungati all’interno della mia carne. Tu premevi il tasto dall’altra parte della fabbrica, e il mio sesso rispondeva sussultando sotto il tessuto della gonna. L’impossibilità di toccarmi mi ha portata a un livello di eccitazione bestiale. Sotto il tavolo della sala riunioni, la sedia si è rigata dei miei umori. Una volta a casa, mi sono messa davanti allo specchio, ho serrato i capezzoli tra le ganasce di due morsetti da falegname trovati in garage e, mentre il cercapersone continuava a vibrare dentro la mia carne, l’ho estratto per premerlo sul clitoride gonfio di sangue, venendo in un fiotto violento che ha macchiato lo specchio.

Quarto Rapporto: La Punizione Chimica
01 Dicembre

La febbre mi tormenta da due giorni, ma la carne non ha diritto alla malattia. Ho eseguito l’ordine della purificazione chimica.

Ho preso un tubetto di pomata canforata, quella che si usa per i dolori muscolari dei cavalli, dal forte odore di mentolo e zolfo. Ho allargato le piccole labbra davanti allo specchio e ho massaggiato l’intero vestibolo vulvare con la pasta densa, concentrandomi sul clitoride fino a farlo sparire sotto uno strato bianco. Il freddo iniziale è svanito in un minuto, sostituito da un bruciore chimico intollerabile, una tortura di fuoco che mi ha tolto il respiro.

Mentre la figa andava in fiamme, ho preso un grosso bulbo di zenzero pelato, gli ho dato una forma appuntita e l’ho forzato all’interno del retto. L’interazione tra la canfora davanti e il succo dello zenzero dietro ha mandato il mio sistema nervoso in corto circuito. In ginocchio nella vasca da bagno, con le cosce bagnate dal sudore febbrile, ho guardato attraverso uno specchio portatile il mio sesso diventare scarlatto, turgido, deformato dall’irritazione. La stimolazione era così feroce che ho perso il controllo vescicale: ho urinato direttamente nella vasca, lasciando che il liquido caldo lavasse via i residui di pomata mentre il mio corpo veniva squassato da un orgasmo spasmodico e doloroso.

Quinto Rapporto: L’Esecutore Fisico
09 Dicembre

Il diario ha trovato le sue mani reali. Marco, l’operatore d’impianto che ha capito la mia natura, è diventato lo strumento della Tua volontà. È entrato in casa con la chiave che gli ho lasciato. Ero nuda, intenta a legarmi il busto con delle cinghie di cuoio. Ha preso il controllo senza dire una parola.

Mi ha spinta sul tavolo della cucina, bloccandomi le braccia dietro la schiena con una catena sottile. Ha preso la cera bollente di un cerone industriale e l’ha versata senza risparmio sulle areole dei miei seni e direttamente sulla fessura della figa. Il dolore dell’ustione mi ha fatta inarcare, ma lui ha aspettato che la cera si solidificasse, strappandola poi in un solo blocco, portandosi via la pelle superficiale.

Poi mi ha messa a novanta gradi, premendo il mio petto contro il legno. Sentivo i miei capezzoli bruciati soffrire a contatto con la superficie ruvida. Marco ha preso il tubetto della pomata canforata e lo ha spremuto interamente dentro il mio ano, usando poi il manico di un pestello da mortaio in pietra per spingere il fango mentolato nelle mie viscere. Il bruciore interno mi ha strappato urla disperate, ma lui mi teneva ferma per la nuca. Mi ha trascinata nella doccia, si è aperto i pantaloni e mi ha urinato sul viso, sulla bocca aperta e sul seno, costringendomi a raccogliere il suo getto caldo e denso con le mani per spalmarlo sulle bruciature della cera. Sono venuta mentre piangevo, sommersa dai suoi fluidi.

Sesto Rapporto: Il Limite del Legno
18 Dicembre

Marco è tornato ieri sera, portando con sé l’ultimo strumento che avevi approvato: un pesante mattarello da panificazione in legno di faggio, rigido, dal diametro di sei centimetri. «Oggi il tuo Padrone vuole vedere quanto puoi allargarti,» ha detto, spingendomi sul letto.

Per tre ore l’azione è stata metodica, incessante. Ha alternato il legno tra i miei due buchi. Se la figa ha ceduto offrendo la sua bava per lubrificare il faggio, l’ano è stato violato senza alcuna pietà. Il diametro del mattarello ha stirato lo sfintere fino a renderlo un’apertura vitrea, incapace di richiudersi. Piangevo per il dolore della lacerazione, ma la mia mente godeva di quell’annullamento geometrico.

Quando Marco ha deciso di venire, mi ha trascinata per i capelli sul pavimento del bagno. Si è fatto spompinare con violenza, scaricando la sua sborra densa sulle mie guance e nei miei occhi. Poi, mentre cercavo di respirare, si è accovacciato sopra di me e ha urinato direttamente nella mia bocca aperta, ordinandomi di ingoiare il flusso caldo per ripulire il suo sesso. Ho mandato giù tutto, sentendo il sapore del suo piscio mischiarsi alla sborra e al sangue che colava dal mio ano. Mi ha lasciata sul pavimento, ordinandomi di scrivere questo rapporto. Il mio corpo è distrutto, il mio culo brucia, ma la mia mente è finalmente libera, consegnata interamente a Te.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

Se questo racconto ha acceso i tuoi desideri, non fermarti alla semplice lettura. Fai il primo passo nel mondo reale: trova partner affini ed esplora le tue dinamiche su NodoNero.

🔥 Inserisci il tuo Annuncio, è gratis!

Hai riconosciuto questo racconto come tuo e non hai autorizzato la pubblicazione?

Segnalacelo subito qui
Attenzione: I commenti non sono pre-moderati. Le segnalazioni sui commenti inappropriati vengono prese molto sul serio: abusi, insulti o segnalazioni gratuite comporteranno ripercussioni sull'account. Comportati in modo rispettoso.

Dettagli Racconto

Pubblicato: 16 Maggio 2026
Modificato: 16 Maggio 2026
Lettura: 8 min
Viste: 👁️ 33
Piace a: ❤️ 1
Commenti: 💬 0
Generi:
Dominazione & BDSM
Tag:
Bondage, Dark Erotica, Degradazione, Extreme, Umiliazione

🗑️ Eliminare il racconto?

Sei sicuro di voler eliminare definitivamente questo racconto? L'azione è irreversibile e i dati non potranno essere recuperati.

Sì, Elimina

Lascia un commento

Accedi

Registrati

Reimposta la password

Inserisci il tuo nome utente o l'indirizzo email, riceverai un link per reimpostare la password via email.

🔥 Entra nel Club - È Gratis