Cornuto!

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Il ronzio del condizionatore era l’unico suono che riempiva il loft, un sottofondo asettico che strideva con l’atmosfera densa e torbida che aleggiava tra le pareti di cemento grezzo. Elena sedeva sullo sgabello della cucina, sorseggiando un calice di vino rosso, lo sguardo perso oltre la vetrata. Marco la osservava dall’ombra del corridoio, con quel misto di devozione e terrore che era diventato il pilastro del loro matrimonio.

«A che ora atterra Julian?» chiese Marco, la voce sottile, quasi un sussurro per non disturbare i pensieri della sua regina.

Elena non si voltò. «Se il volo è in orario e non si ferma a bere con qualche socio, sarà qui per l’una. Muoviti, Marco. Cambia le lenzuola. Voglio quelle di lino nero, le preferisce sulla pelle quando suda. E pulisci la tua tana; non voglio inciampare nei tuoi vestiti se stanotte dovessi aver bisogno di spazio in camera nostra.»

Marco annuì, un gesto automatico di obbedienza. «Faccio subito. Vado a preparare tutto.» Fece per allontanarsi, poi si fermò, esitante. «Ehm… sono finiti i preservativi. Ne hai presi?»

Elena posò il calice e si voltò lentamente. Il suo sguardo era una lama di disprezzo intinto nel desiderio. «Sempre il solito, Marco. Devo pensare a ogni dettaglio? No, non ne ho presi. E sai perché? Perché non servono.» Si alzò, avvicinandosi a lui con il fruscio della seta della sua vestaglia. «Questa settimana Andrea è venuto da me tre volte. Mi ha riempita fino all’orlo, senza barriere, proprio nei miei giorni migliori. Credo che mi abbia fecondata, Marco. Sento il ventre pesante, gravido del suo seme.»

Marco deglutì a vuoto, il cuore che batteva contro le costole come un tamburo impazzito. «Ma… ne abbiamo già tre. Come faremo con un quarto? Le spese, il lavoro…»

Elena gli mise una mano sulla guancia, le dita che artigliavano la pelle con una dolcezza crudele. «Lavorerai di più, piccolo egoista. Se sfamiamo tre bocche, ne sfameremo quattro. E poi, Julian ha appena chiuso un contratto milionario. Il problema economico non esiste. E guardami negli occhi, Marco: nessuno dei nostri figli porta il tuo sangue. Sono tre anni che Julian dorme nel nostro letto, che ci mantiene, che ti scopa la moglie davanti agli occhi. Non credi che abbia diritto anche lui a un erede? Abbiamo popolato questa casa con il seme di sconosciuti incontrati nei club, e vorresti negare un figlio all’uomo che ci possiede davvero?»

Il tono di Elena non ammetteva repliche. Era una sentenza. Marco abbassò il capo, schiacciato dal peso della propria inadeguatezza e dall’eccitazione malata che quella prospettiva gli scatenava nelle viscere. «Hai ragione. Sia come vuoi tu.»

«Bravo il mio cagnolino,» mormorò lei, sedendosi sul divano e aprendo le gambe con una lentezza calcolata. La vestaglia scivolò via, rivelando un pube che mostrava l’ombra scura di una ricrescita incipiente. «Vieni qui. Prendi il rasoio. Julian mi vuole liscia come il marmo, lo sai. Dice sempre che è merito tuo se la mia pelle brilla così, che sei l’unico cornuto al mondo con una mano così ferma per la rasatura. Dice che è la tua unica vera utilità.»

Marco si inginocchiò tra le sue cosce, le mani che tremavano mentre stendeva la schiuma calda sulla pelle d’avorio di sua moglie. Iniziò a radere con precisione chirurgica, risalendo dai labbra fino al monte di Venere, poi giù, verso il perineo e la corona dell’ano, le cui grinze portavano ancora i segni delle penetrazioni brutali della sera precedente. Quando ebbe finito, usò un panno caldo per detergerla, massaggiando i tessuti con oli essenziali al muschio bianco, prima di cedere al comando silenzioso di lei e affondare la lingua in quel passaggio oscuro, pulendo ogni residuo con la sottomissione di uno schiavo.

«Ora spogliati,» ordinò Elena, la voce roca. «Siediti davanti a me.»

Marco obbedì, nudo e già teso oltre il limite. Elena iniziò a toccarsi, le dita che sparivano nella propria fessura lubrificata dal desiderio e dai residui dei rapporti precedenti, simulando un orgasmo con gemiti teatrali che squarciavano il silenzio del loft. Marco, incitato dalle sue parole di scherno, iniziò a masturbarsi freneticamente.

«Guarda come si riduce il mio maschio… guarda come piange sborra sui miei piedi,» rideva lei, mentre lui eiaculava con un grido strozzato, bagnandole le caviglie. Poi, seguendo un copione ormai scritto nel loro DNA, Marco si chinò a leccare il proprio sperma dalla pelle di Elena, usandolo poi come lubrificante per massaggiarle la fica.

«Ti piace, vero? Mettere la tua sborra inutile dove stanotte Julian depositerà la vita?» lo schernì lei, travolta da un orgasmo improvviso e violento che le fece inarcare la schiena. «Sei così bravo a preparare il nido per gli altri. Forse stanotte, se sarai un bravo spettatore, ti permetterò di pulirmi dopo che lui avrà finito di ‘mettere in cantiere’ il bambino. Vuoi restare a guardare mentre mi spacca, Marco?»

Julian arrivò alle due del mattino. Era un uomo massiccio, un predatore con un’energia inesauribile e un membro che pareva un’arma d’assedio. Quando entrò in camera, non salutò. Afferrò Elena per i capelli e la buttò sul letto di lino nero. Marco, confinato nel suo angolo d’ombra con le cuffie per non essere sopraffatto dalle grida di piacere animale di sua moglie, osservava lo scontro.

Julian montava Elena con una potenza devastante. Ogni spinta faceva sussultare il letto fissato al muro, ogni grugnito di lui era seguito dalle urla di lei che pareva venisse scannata. Non c’era spazio per la tenerezza; era un atto di procreazione brutale, un cantiere di carne dove il sudore e gli umori schizzavano sulle lenzuola scure.

Verso l’alba, il silenzio tornò a regnare, rotto solo dal respiro pesante di Julian. Elena, nuda e madida, con le cosce serrate per trattenere l’enorme colata di sperma che minacciava di fuoriuscire, andò a chiamare Marco. L’odore del sesso nella stanza era quasi solido, un aroma di muschio, cloro e secrezioni femminili.

Marco si avvicinò al talamo nuziale. Julian giaceva supino, il suo membro enorme ancora sporco e impregnato degli umori di Elena. Per mezz’ora, Marco lavorò con la lingua, risucchiando lo sperma dal corpo di sua moglie, pulendo ogni centimetro della pelle dei due amanti, compiendo il bidet rituale con una devozione assoluta.

Quando ebbe finito, esausto ma colmo di una pace malata, si raggomitolò ai piedi del letto, respirando l’essenza dell’uomo che aveva appena fecondato sua moglie, pronto a vegliare sul sonno dei suoi padroni.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Pubblicato: 9 Maggio 2026
Modificato: 9 Maggio 2026
Lettura: 6 min
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Generi:
Tradimenti & Cuckold
Tag:
Dark Erotica, Degradazione, Maledom, Romance Bdsm, Umiliazione

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