Clara

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Il silenzio dell’altopiano della Sila, a notte fonda, è un muro di ghiaccio interrotto solo dal sibilo del vento tra i pini larici. L’abitacolo dell’auto era diventato una prigione di respiri spezzati e lacrime acide; il litigio con Sergio era stato l’ennesimo crollo, una sequenza di insulti che mi aveva spinta a girare la chiave, premere sull’acceleratore e fuggire nel buio dell’Appennino calabrese. Guidavo senza una meta, con le mani strette sul volante fino ad avere le nocche bianche, lo sguardo offuscato dal pianto che non accennava a fermarsi. Poi, il sussulto violento dello sterzo, il rumore sordo del battistrada lacerato e il cerchione che gratta sull’asfalto sterrato. La gomma anteriore destra era a terra.

Scendere dall’auto in quella desolazione è stato l’inizio del delirio. Troppo sconvolta per ragionare, incapace di gestire la rabbia e la frustrazione, ho iniziato a camminare a piedi lungo la provinciale buia, urlando nel vuoto tutto il disprezzo per l’uomo che avevo lasciato a casa. La strada era un nastro nero circondato dal nulla della campagna boscosa. La paura ha iniziato a sostituire la rabbia, un brivido freddo che mi saliva lungo la schiena a ogni scricchiolio dei rami. Ero nel cuore del bosco quando, oltre una fitta cortina di alberi, ho intravisto dei bagliori intermittenti. Luci bianche, nitide, che squarciavano l’oscurità di una radura.

Mi sono avvicinata, guidata da un istinto morboso, ma la curiosità si è trasformata in terrore puro nel giro di pochi metri. Quattro imponenti SUV neri erano parcheggiati in cerchio, i fari abbaglianti puntati verso il centro, creando un set cinematografico crudo e violento. Nel mezzo, legata a una struttura improvvisata e con la testa coperta da un cappuccio di tela scura, c’era una donna completamente nuda. Veniva posseduta a turno, con una foga animalesca, da un gruppo di uomini che le orbitavano intorno. Le sue urla venivano soffocate dalle risate rauche e dai commenti osceni del branco, che continuava a penetrarla senza sosta.

Il cuore mi è salito in gola, ho fatto per girarmi lentamente, con il disperato bisogno di fuggire prima che mi sentissero, ma il mio corpo ha urtato una figura nell’ombra. Un uomo massiccio, con un giubbotto di pelle che odorava di fumo e terra, mi sbarrava la strada.

«Dove stai andando, bella? Che ci fai qui tutta sola?» la sua voce era un sussurro viscido.

«Ho… ho bucato una ruota,» ho accennato, la voce ridotta a un filo tremante.

L’uomo mi ha riso in faccia, un suono sguaiato che ha attirato l’attenzione degli altri. Mi ha afferrata per il braccio con una presa d’acciaio, trascinandomi di peso verso il centro del cerchio di fari. In un attimo mi sono ritrovata nel mezzo, sotto la luce cruda dei proiettori, circondata da sei uomini che mi fissavano come carne da macello. Poco distante, l’altra donna era stata lasciata a terra, immobile sul fogliame, apparentemente svenuta per gli eccessi subiti.

«Ora sistemiamo anche te,» ha detto uno di loro, un tipo dai tratti duri e lo sguardo torbido.

Ho provato a urlare, un riflesso disperato, ma una mano callosa e pesante mi ha bloccato la bocca, stringendomi le mascelle fino a farmi male. Con mossa rapida, mi hanno bloccato i polsi dietro la schiena con una corda di nylon ruvida, e con un unico strattone mi hanno strappato il vestito leggero, lasciandomi completamente nuda alla mercé dei loro sguardi. Due di loro si sono avventati immediatamente sul mio seno abbondante: mani pesanti che stringevano e strizzavano la carne con violenza, labbra che succhiavano i capezzoli fino a farli diventare turgidi e dolenti. Un terzo uomo mi ha divaricato le gambe a forza, ha scostato il perizoma con un gesto secco e ha affondato tre dita all’interno della mia figa asciutta.

Ho emesso un lamento soffocato, ma l’uomo che mi teneva per la bocca si è innervosito, afferrandomi per i capelli e tirando la testa all’indietro per piegare la mia resistenza. Eppure, in quel preciso istante di sottomissione totale, la chimica del mio corpo ha iniziato a tradirmi. Il calore di quelle bocche sul mio seno e la violenza delle dita nel mio sesso stavano scatenando una reazione incontrollabile: la mia figa ha iniziato a bagnarsi, secernendo un flusso caldo di umori che colava lungo le cosce.

Senza darmi il tempo di respirare, mi hanno sbattuta con il ventre sul cofano di metallo ancora caldo di uno dei SUV. Il primo uomo, quello che mi aveva catturata nel bosco, ha liberato un cazzo devastante, lungo e venoso. Mentre altri due mi tenevano la figa spalancata con le dita, tirando le grandi labbra fino al limite, lui ha affondato il colpo. La penetrazione è stata brutale, una lama di carne che mi ha sfondata in profondità. Volevo muovermi, volevo sottrarmi a quel dolore acuto, ma ero completamente bloccata dal peso del suo corpo. I suoi colpi erano colpi di maglio, regolari, spietati, finché non l’ho sentito irrigidire i muscoli delle cosce e scaricare il suo sperma bollente dentro di me.

Era solo l’inizio del protocollo. Subito dopo è iniziato il turn-over. Uno dietro l’altro, i cazzi si susseguivano nella mia carne senza soluzione di continuità. Erano in sei in tutto. Ognuno pretendeva la sua quota di violenza, spingendo fino alla base, lasciando che rivoli di sperma denso scivolassero ovunque sul mio corpo, impastandosi con la terra e il sudore. Li imploravo di smettere, ma la mia mente stava ormai capitolando. Anche quando tutti e sei avevano eiaculato nella mia figa, hanno continuato a tormentarmi, infilando le dita nel mio sesso per raccogliere la bava lucida che producevo.

Mi hanno slegata dal cofano solo per trascinarmi contro un grande pino. Mi hanno legato il busto al tronco, mi hanno divaricato le gambe al massimo legandole ai rami bassi, esponendo completamente il mio fondoschiena. L’attacco successivo è stato posteriore. Il dolore dello sfintere violato dal primo cazzo asciutto mi ha fatto impazzire, ma a quel punto il crollo psicologico era completo. Tutti quei cazzi, quella degradazione assoluta sotto i fari dei SUV, mi avevano trasformata in un lago di umori. La mia mente si è capovolta. La paura è diventata pura brama di annullamento.

«Dai, scopatemi come si deve! Spaccatemi tutto, bastardi! Fatemi godere!» ho iniziato a urlare, incitandoli, con la saliva che mi colava dal mento.

La mia richiesta ha infiammato il branco. Mi hanno slegata dall’albero con furia. Uno di loro si è sdraiato sulla schiena sul fogliame secco e mi hanno gettata sopra di lui. Il suo cazzo è affondato nella mia figa, mentre un secondo uomo si è posizionato dietro, forzando il mio ano già dilatato. Un terzo mi ha afferrato la nuca, infilandomi il suo membro direttamente in bocca, bloccandomi la gola. La testa mi girava in un vortice di puro delirio sensoriale; a ogni colpo che ricevevo contemporaneamente davanti e dietro, il mio corpo veniva scosso da orgasmi violenti. Venivano di nuovo, tutti e tre insieme, riempiendomi il culo e la bocca di liquido caldo.

E poi è ricominciato il giro con gli altri tre. Si sono alternati nel mio ano, uno dopo l’altro. I primi due sono venuti quasi subito, sopraffatti dal calore della mia carne, ma l’ultimo uomo, il proprietario del cazzo più grosso e massiccio del gruppo, teneva duro. Spingeva con una lentezza sadica, godendosi le incitazioni dei suoi amici. Nel frattempo, l’altra donna si era ripresa dallo svenimento; gli uomini l’hanno afferrata per i capelli e l’hanno spinta carponi sotto di me, costringendola a leccare i miei fluidi e lo sperma che colava dalle mie cosce mentre l’ultimo uomo mi sfondava il culo, alternando la penetrazione del membro al passaggio violento delle dita. Era un’invasione che sembrava non avere fine, il mio ano era ormai deformato, aperto al massimo, ridotto a puro spazio di sfogo.

Quando finalmente anche l’ultimo fiotto di sperma ha invaso le mie viscere, l’uomo si è sfilato e io sono caduta a terra, sfinita, con la faccia nel fango e la pelle coperta di residui biancastri.

Ho aperto gli occhi di scatto, con il respiro corto e il cuore che batteva all’impazzata contro le costole. Ero nel mio letto, avvolta dalle lenzuola pulite, nel silenzio della mia stanza. Ho allungato una mano verso la pancia, sentendo la pelle liscia e asciutta. Che splendido, devastante sogno.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 18 Maggio 2026
Modificato: 18 Maggio 2026
Lettura: 7 min
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Generi:
Dominazione & BDSM, Incontri & Orge
Tag:
Dark Erotica, Degradazione, Umiliazione

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